Che cos’è il pubblico dominio
Un’opera è di pubblico dominio, o di dominio pubblico, quando i diritti economici d’autore su di essa sono scaduti. Da quel momento chiunque può leggerla, copiarla, stamparla e diffonderla senza chiedere un permesso e senza pagare compensi. Tutte le opere di questa biblioteca sono in questa condizione, ed è per questo che si possono leggere e scaricare gratuitamente. Qui spieghiamo quando un’opera diventa libera secondo la legge italiana e quali controlli facciamo prima di pubblicarla.
Quando un’opera diventa libera
In Italia i diritti economici d’autore durano per tutta la vita dell’autore e fino alla fine del settantesimo anno dopo la sua morte (legge 633/1941, artt. 25 e 32-ter). Il termine non si calcola dal giorno della morte ma per anni interi: la protezione finisce il 31 dicembre del settantesimo anno, e l’opera diventa libera il 1° gennaio successivo. Così, il 1° gennaio di ogni anno entrano nel pubblico dominio le opere degli autori morti settantuno anni prima: il 1° gennaio 2026, per esempio, quelle degli autori morti nel 1955.
Qualche esempio tra gli autori della biblioteca aiuta a capire. Luigi Pirandello e Grazia Deledda morirono entrambi nel 1936: i settant’anni si sono chiusi il 31 dicembre 2006, e le loro opere sono di pubblico dominio dal 1° gennaio 2007. Gabriele D’Annunzio morì nel 1938, e le sue opere sono libere dal 1° gennaio 2009. Per Giovanni Verga, morto nel 1922, e per Giovanni Pascoli, morto nel 1912, il termine è scaduto da decenni. Per Dante, Petrarca o Boccaccio la data di morte non pone alcun problema, ma, come si vedrà, conta anche l’edizione da cui si prende il testo.
Traduzioni e opere anonime
Per una traduzione non basta guardare all’autore dell’opera originale: vale anche la data di morte del traduttore, che ha dei diritti sul proprio lavoro. Un romanzo straniero dell’Ottocento, per esempio, può essere libero nella lingua in cui è stato scritto e restare protetto in una traduzione italiana, finché lo stesso termine non è trascorso anche per chi l’ha tradotto. Per le opere anonime, di cui non si conosce l’autore, non c’è una data di morte da cui partire: si considera la data di prima pubblicazione.
Quasi tutte le opere della biblioteca sono state scritte in italiano, e per loro la questione del traduttore non si pone. L’eccezione è Il Milione di Marco Polo, di cui usiamo un volgarizzamento, cioè una traduzione toscana del Trecento di autore anonimo, stampata per la prima volta nel 1827: qui il riferimento è la data di quella prima stampa.
Edizioni critiche
Molte opere antiche ci sono arrivate attraverso manoscritti e stampe che non coincidono tra loro. Un’edizione critica è il lavoro di uno studioso che li confronta e ricostruisce il testo più vicino a quello voluto dall’autore. Chi pubblica un’edizione critica di un’opera di dominio pubblico ha un diritto di vent’anni sul testo così stabilito (art. 85-quater).
Per questo non basta che l’autore sia morto da secoli: bisogna guardare anche all’edizione da cui si prende il testo. La Commedia che si legge qui viene dall’edizione critica curata da Domenico Guerri e pubblicata da Laterza nel 1933; l’Orlando furioso dall’edizione curata da Santorre Debenedetti, uscita da Laterza nel 1928. In entrambi i casi i vent’anni sono passati da tempo. Usiamo solo edizioni pubblicate da più di vent’anni e non riproduciamo note, introduzioni o apparati dei curatori: di queste edizioni prendiamo soltanto il testo dell’opera.
Che cosa facciamo per ogni opera
Prima di pubblicare un’opera ne verifichiamo i dati: autore, traduttore se c’è, prima pubblicazione ed edizione. Li riportiamo, titolo per titolo, nella pagina Fonti e edizioni, insieme al motivo per cui il testo è libero e alla data della verifica.
Per prudenza pubblichiamo solo opere uscite da oltre 95 anni, che sono libere anche negli Stati Uniti. È un criterio più severo di quello italiano: un’opera già libera in Italia, come i testi che Pirandello pubblicò negli ultimi anni di vita, resta fuori dalla biblioteca finché non supera anche questo limite.
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