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Riassunto

Riassunto: Fantasticheria

Cosa succede

Il narratore si rivolge a una signora elegante, a cui dà del voi, e le ricorda il loro breve soggiorno ad Aci Trezza. Passando in treno, lei aveva desiderato fermarsi un mese in quel villaggio di pescatori; vi erano rimasti quarantotto ore, e all’alba, sul fariglione, la donna, già annoiata, aveva confessato di non capire come si potesse vivere lì tutta la vita.

Da quella frase nasce la risposta dello scrittore. Per vivere ad Aci Trezza basta non avere rendite e rassegnarsi agli stenti: i pescatori hanno la pelle più dura del pane che mangiano, e il colera, la carestia e le burrasche non riescono a cancellarli, come le formiche che tornano sempre al loro formicaio. Per capire questa ostinazione, osserva, bisogna farsi piccoli e guardare da vicino le piccole cause che muovono la vita dei poveri.

Il narratore ricorda poi le persone conosciute insieme. La donna che vendeva arance davanti alla porta ora chiede l’elemosina, e il nespolo del cortile è stato tagliato. Il vecchio che stava al timone è morto all’ospedale della città, lui che avrebbe voluto morire accanto al suo focolare. La ragazza che sorrideva dietro i vasi di basilico ha perduto il nonno, morto all’ospedale, e il padre, annegato; un fratello è caduto a Lissa, un altro è in carcere a Pantelleria, e lei stessa è finita in lacrime nella città grande. Restano i bambini, che cresceranno come i loro padri.

Nel finale il narratore definisce questa vita l’ideale dell’ostrica: un attaccamento tenace allo scoglio, alla famiglia e alla casa, che gli sembra degno di rispetto. Il dramma di quella gente sta tutto nel momento in cui uno dei più deboli si stacca dagli altri per desiderio dell’ignoto o del meglio, e il mondo lo inghiotte insieme ai suoi.

Perché è importante

Fantasticheria, uscita per la prima volta nel 1879, apre la raccolta ed è insieme un racconto e una dichiarazione di poetica. Il contrasto tra la signora, che guarda i pescatori come uno spettacolo pittoresco, e il narratore, che invita a osservarli da vicino, spiega lo sguardo con cui Verga si avvicina al mondo degli umili. Il tono, però, non è ancora impersonale: parla un io che commenta, ironizza e prende posizione.

Il testo anticipa in modo evidente I Malavoglia: Aci Trezza, la casa con il nespolo, il vecchio morto all’ospedale, il giovane caduto a Lissa, il fratello in carcere, la ragazza perduta in città. L’idea che chi si stacca dal gruppo venga inghiottito dal mondo diventerà il nucleo del romanzo, e il desiderio dell’ignoto sarà la causa della rovina di ’Ntoni.

Passi da ricordare

«Non capisco come si possa vivere qui tutta la vita»: la frase della signora esprime l’incomprensione di chi guarda i poveri dall’esterno, e da essa nasce tutta la riflessione.

«bisogna farci piccini anche noi, chiudere tutto l’orizzonte fra due zolle»: il narratore indica il metodo per comprendere la vita degli umili, adottandone il punto di vista.

«Proprio l’ideale dell’ostrica!»: il narratore accetta la formula ironica che immagina in bocca alla signora e ne fa il segno di una fedeltà ostinata alle proprie radici.

«il mondo, da pesce vorace ch’egli è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui»: l’immagine riassume il destino di chi abbandona il proprio gruppo, lo stesso che toccherà ai Malavoglia.