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Riassunto

Riassunto: Guerra di santi

Cosa succede

Durante la processione di San Rocco, preparata con grande spesa, uno del quartiere di San Pasquale grida «Viva San Pasquale!» e scoppia una rissa: preti in fuga, bastonate, feriti all’ospedale e il santo riportato di corsa in chiesa. Tra i contendenti ci sono compare Nino, devoto di San Rocco, e Turi il conciapelli, devoto di San Pasquale e fratello della sua fidanzata Saridda; i due si prendono a pugni e il fidanzamento va all’aria. Il sindaco proibisce le feste.

La rivalità ha radici profonde: il vescovo ha concesso la mozzetta ai preti di San Pasquale, e il ricorso di quelli di San Rocco fino a Roma è stato inutile, mentre il quartiere basso si è arricchito con la concia delle pelli. Arriva un delegato del vescovo per riconciliare i partiti, ma la riunione in canonica degenera in un litigio tra il vice-pretore e Bruno il carradore per una multa sul bucato. Intanto Nino e Saridda si fanno dispetti in chiesa e a un battesimo.

Poi arriva la siccità. Portano San Pasquale in processione per ottenere la pioggia, ma non piove, e Nino, rovinato, deve vendere la mula per pagare l’affitto della terra; Saridda gli manda il fratello con i loro risparmi, ma lui, orgoglioso, rifiuta. Scoppia il colera, nonostante le preghiere a San Rocco. Saridda si ammala e Nino corre da lei piangendo; lei guarisce, ma si ammala lui, e Saridda giura che si taglierà i capelli per metterli nella sua bara. Anche Nino si salva, e i convalescenti continuano a rinfacciarsi i loro santi. Quando Bruno propone una grande festa per ringraziare San Pasquale di averli salvati dal colera, la lite sta per ricominciare, e Saridda interviene.

Perché è importante

È una novella comica e ironica, che racconta la religiosità di paese come una rivalità tra quartieri. Il culto dei santi si mescola agli interessi economici, come la ricchezza nuova dei conciapelli, e alle beghe delle autorità locali, e ciascun partito attribuisce al proprio santo i meriti e a quello avversario le disgrazie. Il narratore riferisce tutto con il punto di vista e i modi di dire dei paesani, senza intervenire.

La storia d’amore tra Nino e Saridda, rotta dalla rissa e ricomposta dalla sventura, mostra come la miseria e la malattia riavvicinino le persone più delle prediche; il finale, però, lascia intatto l’orgoglio di parte. Le liti di paese e le autorità ridicole ricordano quelle raccontate da Verga nei Malavoglia.

Passi da ricordare

«Viva i miei stivali! viva san stivale!»: la battuta di Nino trasforma la devozione in scherno e mostra quanto la fede sia diventata un pretesto di scontro.

«a questo mondo si sa che la giustizia si compra e vende come l’anima di Giuda»: la voce del paese spiega la sconfitta del proprio quartiere con la corruzione, secondo una sfiducia diffusa verso ogni autorità.

«M’avete rovinato, San Pasquale! Non mi avete lasciato altro che la falce per tagliarmi il collo!»: la disperazione di Nino davanti ai campi bruciati si rivolge contro il santo nemico.

«che poi ci vorrà un altro colera per far la pace!»: la battuta finale di Saridda riassume con ironia la testardaggine delle due fazioni.