Cosa succede
Il narratore presenta la storia come una delle figure del cosmorama, lo spettacolo di immagini che si guarda alle feste di paese. Il protagonista è un contadino soprannominato Pentolaccia perché ha sempre la pentola sul fuoco: gliela mantiene la moglie Venera grazie a don Liborio, il medico, che è il suo amante.
Pentolaccia aveva voluto sposare Venera contro il parere della madre, che la giudicava una donna leggera. Dopo il matrimonio la nuora aveva costretto la suocera a lasciare la casa, e la vecchia era morta in un tugurio senza poter dire l’ultima parola al figlio. Rimasta padrona, Venera fa ciò che vuole; il marito, che passa la settimana in campagna, non crede alle chiacchiere e vive tranquillo. Con don Liborio ha perfino una chiusa e un gregge in società, lo chiama «signor compare» perché gli ha battezzato un figlio, e in casa non manca nulla.
Un giorno, mentre dorme dietro una siepe nell’ora del riposo, sente i compagni di lavoro deriderlo come marito tradito che ingrassa alle spalle dell’amante. Di colpo diventa geloso: corre in paese, minaccia don Liborio sulla porta di casa e ripete la minaccia alla moglie, che lo scaccia con la stanga. Il sabato torna presto dai campi senza la paga e resta in cucina, cupo, con la bambina tra le gambe. Quando la sera don Liborio arriva per la solita visita, Pentolaccia si nasconde dietro la porta con la stanga e lo uccide con un solo colpo. Così finisce in galera.
Perché è importante
La novella ha un tono grottesco e ironico. Il narratore parla come un paesano che racconta nell’aia, con proverbi e commenti morali, e presenta la tragedia come un fatto curioso, quasi un numero da spettacolo. La gelosia di Pentolaccia non nasce dall’amore, che sembra spento da tempo, né dalla scoperta del tradimento, che tutti conoscevano: esplode quando sente la derisione dei compagni, cioè quando l’onore diventa una questione di sguardi e di chiacchiere.
Dietro la sua lunga cecità ci sono anche la comodità e l’interesse, perché la relazione della moglie manteneva la casa. Il confronto con Jeli il pastore, dove un marito tradito uccide per amore e senza rendersi conto della propria colpa, mette in luce due modi diversi di vivere lo stesso dramma.
Passi da ricordare
«Giacchè facciamo come se fossimo al cosmorama»: l’inizio presenta la novella come una figura di una serie, con l’ironia di chi guarda sfilare uno dopo l’altro i matti del paese.
«Chi non rispetta i genitori fa il suo malanno e non fa buona fine»: il commento morale del narratore collega la rovina di Pentolaccia alla morte della madre abbandonata.
«alle volte il diavolo non è brutto come si dipinge»: il proverbio descrive con ironia l’accordo comodo tra il marito, la moglie e l’amante.
«quando mangi chiudi l’uscio, e quando parli guardati d’attorno»: il detto introduce la scena delle chiacchiere dietro la siepe da cui nasce la tragedia.