O cipresso, che solo e nero stacchidal vitreo cielo, sopra lo sterpetoirto di cardi e stridulo di biacchi:
in te sovente, al tempo delle more,odono i bimbi un pispillìo secreto,come d’un nido che ti sogni in cuore.
L’ultima cova. Tu canti sommessomentre s’allunga l’ombra taciturnanel tristo campo: quasi, ermo cipresso,ella ricerchi tra que’ bronchi un’urna.
ii
Più brevi i giorni, e l’ombra ogni dì menos’indugia e cerca, irrequïeta, al sole;e il sole è freddo e pallido il sereno.
L’ombra, ogni sera prima, entra nell’ombra;nell’ombra ove le stelle errano sole.E il rovo arrossa e con le spine ingombra
tutti i sentieri, e cadono già roggiele foglie intorno (indifferente oscillal’ermo cipresso), e già le prime pioggiefischiano, ed il libeccio ulula e squilla.
iii
E il tuo nido? il tuo nido?... Ulula forteil vento e t’urta e ti percuote a lungo:tu sorgi, e resti; simile alla Morte.
E il tuo cuore? il tuo cuore?... Orrida trebbial’acqua i miei vetri, e là ti vedo, lungo,di nebbia nera tra la grigia nebbia.
E il tuo sogno? La terra ecco scompare:la neve, muta a guisa del pensiero,cade. Tra il bianco e tacito franaretu stai, gigante immobilmente nero.