- Dall’alba al tramonto
- Ricordi
- Pensieri
- Creature
- Le pene del poeta
- L’ultima passeggiata
- Le gioie del poeta
- Finestra illuminata
- Elegie
- In campagna
- Primavera
- Dolcezze
- Tristezze
- Tramonti
- Alberi e fiori
Di cosa parla
Myricae raccoglie liriche brevi, quasi tutte in versi, dedicate al paesaggio della campagna romagnola e alla vita dei campi osservata nei suoi aspetti più minuti: piante, animali, luce, stagioni. Frequenti sono i richiami alla morte e al lutto, temi legati alla vicenda biografica di Pascoli, orfano del padre ucciso quando aveva dodici anni. La raccolta nacque nel 1891 come piccolo gruppo di poesie e fu poi ampliata dall’autore in edizioni successive fino al 1903, arrivando a comprendere molte più liriche rispetto alle poche decine iniziali. Il titolo, tratto da un verso delle Bucoliche di Virgilio, allude alle umili tamerici (myricae) e dichiara la scelta di argomenti dimessi e quotidiani, contrapposti ai toni solenni della poesia ottocentesca.
Myricae è il libro con cui Pascoli inaugura una nuova stagione della lirica italiana, in dialogo con la poetica del fanciullino da lui stesso teorizzata: guardare il mondo con lo stupore e la precisione di un bambino, cogliendo analogie e corrispondenze nascoste tra le cose. Le soluzioni formali – il verso spezzato, l’uso di onomatopee, il lessico tecnico e dialettale, la sintassi nominale – hanno influenzato la poesia italiana del Novecento, aprendo la strada a esperienze diverse come quelle di Ungaretti e Montale. Studiata a scuola come testo fondativo del simbolismo pascoliano, la raccolta resta un riferimento per comprendere il passaggio dalla poesia ottocentesca a quella contemporanea.