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Riassunto

Riassunto: Myricae

Cosa succede

Myricae comprende centocinquantasei poesie, precedute da una breve prefazione in prosa e dal lungo componimento Il giorno dei morti. Il libro non segue una trama, ma è costruito con cura: le poesie sono raccolte in quindici sezioni dai titoli significativi, come Dall’alba al tramonto, Ricordi, L’ultima passeggiata, Elegie, In campagna, Tristezze e Alberi e fiori, alternate a testi isolati. La prefazione, datata Livorno, marzo 1894, dedica i canti alla tomba del padre ucciso e invita il lettore a benedire la vita, che sarebbe bella se gli uomini non la guastassero con il male.

Il giorno dei morti dà subito il tono: nel giorno dedicato ai defunti il poeta vede nel cuore il cimitero dove riposa la sua famiglia, e i suoi morti, stretti sotto un cipresso, piangono per i vivi rimasti soli. Seguono sezioni di brevi quadri, spesso di pochi versi. Dall’alba al tramonto alterna scene di paese, suoni di campane e presenze di morte; Ricordi, in gran parte fatta di sonetti, torna alla Romagna dell’infanzia e alla madre, ricordata nei tre Anniversari; Pensieri raccoglie brevi riflessioni morali; Creature racconta con tenerezza bambini poveri, orfani o abbandonati.

Il cuore del libro è formato dalle sezioni dedicate alla campagna. L’ultima passeggiata è una serie di sedici componimenti, quasi tutti di dieci versi, simili a istantanee colte camminando: i contadini che arano, le galline, le lavandaie, un carrettiere addormentato sul carro, la ferrovia che taglia la pianura. In campagna segue il paesaggio dalla primavera a novembre con testi celebri come Il passero solitario, L’assiuolo, Temporale, Dopo l’acquazzone e Novembre; Primavera, Dolcezze, Tramonti e Alberi e fiori continuano questo lavoro, e nell’ultima sezione piante e fiori diventano simboli di affetti e di ricordi.

Accanto al paesaggio corre il filo del dolore. Le pene del poeta e Le gioie del poeta riflettono sul valore della poesia, incompresa dalla gente ma capace di rendere preziose le cose semplici; Finestra illuminata immagina che cosa accade dietro una finestra accesa nella notte: veglie, studi, morti e nascite. Le Elegie contengono alcune delle poesie più note: X Agosto, in cui l’uccisione del padre è accostata a quella di una rondine che portava il cibo ai piccoli; L’anello, sull’anello paterno macchiato di sangue; Sorella, dedicata a Maria. In Tristezze tornano la notte, la neve, il vento e il temporale, come in Il lampo e Il tuono; seguono alcune poesie sui bambini morti e sulla notte dei defunti.

Il libro si chiude con testi di commiato. In Colloquio il poeta parla con la madre morta e le confessa di non amare la vita che gli ha dato; In cammino mostra un pellegrino stanco che, sentendo passare le gru nella notte, riprende la sua strada; Ultimo sogno immagina la guarigione da un lungo male e la madre al capezzale, mentre un fruscio lontano si perde come un fiume che cerca un mare inesistente.

Perché è importante

Myricae è il libro con cui Pascoli si presenta come poeta e segna una svolta nella lirica italiana. Il titolo latino, preso da Virgilio, indica le umili tamerici: il poeta sceglie argomenti piccoli e quotidiani, come un aratro dimenticato nel campo, un uccello notturno, un temporale che si avvicina, e li guarda con lo stupore che più tardi teorizzerà nel Fanciullino.

La novità è soprattutto nella forma. Pascoli usa metri tradizionali, dal sonetto alla quartina, ma li spezza con pause, esclamazioni e puntini di sospensione; sceglie parole precise, anche tecniche o dialettali, per nominare piante e uccelli; costruisce frasi brevissime, a volte senza verbo; riproduce i suoni della natura con le onomatopee, come il verso dell’assiuolo. Le immagini non si limitano a descrivere: dietro i particolari del paesaggio si intravede un significato simbolico, spesso legato alla morte e al mistero.

La raccolta nasce dal lutto. La morte violenta del padre e la dispersione della famiglia pesano su molte poesie, e la campagna serena è continuamente attraversata da presenze di morti. Proprio questa tensione tra la pace delle piccole cose e l’angoscia del male fa di Myricae un libro centrale per capire il passaggio dalla poesia dell’Ottocento a quella del Novecento.

Passi da ricordare

«Rimangano rimangano questi canti su la tomba di mio padre!...» Con queste parole si apre la prefazione, che lega fin dall’inizio il libro al lutto familiare.

«Il vento soffia e nevica la frasca, / e tu non torni ancora al tuo paese! / quando partisti, come son rimasta! / come l’aratro in mezzo alla maggese.» (vv. 7-10 di Lavandare, nella sezione L’ultima passeggiata): il canto delle lavandaie riprende l’immagine dell’aratro abbandonato e la trasforma in simbolo di solitudine.

«E tu, Cielo, dall’alto dei mondi / sereni, infinito, immortale, / oh! d’un pianto di stelle lo inondi / quest’atomo opaco del Male!» (vv. 21-24 di X Agosto, nelle Elegie): le stelle cadenti della notte di San Lorenzo diventano il pianto del cielo sulla malvagità della terra.

«Silenzio, intorno: solo, alle ventate, / odi lontano, da giardini ed orti, / di foglie un cader fragile. È l’estate, / fredda, dei morti.» (vv. 9-12 di Novembre, nella sezione In campagna): l’illusione di una giornata di primavera si rovescia nel pensiero della morte.

«bianca bianca nel tacito tumulto / una casa apparì sparì d’un tratto» (vv. 4-5 di Il lampo, nella sezione Tristezze): il lampo mostra per un attimo un mondo sconvolto, dove una casa si apre e si chiude come un occhio spaventato.