Il maniero
Te sovente, o tra boschi arduo manieropopolai di baroni e di vassalli,mentre i falchetti udìa squittir su’ giallimerli e radendo il baluardo nero.
Pei vetri un lume trascorrea leggiero,e nitrivano fervidi i cavalli:a uno squillo che uscìa giù dalle valli,apria le imposte il maggiordomo austero;
e nel fosso stridea la fragorosasaracinesca. Or tu, canto divino,sceso con l’ombre nel mio cuor cadenti,
dove sei? Di tramonti, ora, pensosa,là sur un torvo giogo d’Apenninoqualch’elce nera lo ripete ai venti.