Cosa succede
Malpelo si chiama così perché ha i capelli rossi, e secondo la gente ha i capelli rossi perché è cattivo; perfino la madre ha quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Lavora in una cava di rena rossa, dove tutti lo picchiano e lo evitano. Suo padre, mastro Misciu, detto Bestia perché si lasciava sfruttare da tutti, muore un sabato sera sepolto dal crollo di un pilastro che stava abbattendo a cottimo; Malpelo scava con le unghie per salvarlo, ma inutilmente.
Tornato al lavoro, il ragazzo diventa ancora più cupo. Maltratta l’asino grigio e prende sotto la sua protezione Ranocchio, un ragazzo zoppo, che picchia per insegnargli a difendersi: secondo lui, nel mondo chi è debole viene schiacciato. Quando si ritrova il corpo del padre, Malpelo indossa i suoi calzoni, conserva le scarpe come una reliquia e lavora con i suoi attrezzi. Muore l’asino grigio, e Malpelo porta Ranocchio a vedere i cani che ne divorano la carcassa nella sciara.
Ranocchio si ammala e sputa sangue. Malpelo ruba qualche soldo della paga per comprargli vino e minestra calda, gli regala i calzoni del padre, ma l’amico muore. La madre si risposa e se ne va, la sorella si marita, e la casa resta chiusa. Un uomo fuggito di prigione, che lavora per qualche settimana nella cava, dichiara che il carcere è meglio di quella vita. Un giorno bisogna esplorare un passaggio pericoloso, e nessun padre di famiglia vuole andarci: mandano Malpelo, che prende gli attrezzi del padre e scompare sottoterra senza lasciare traccia. Da allora i ragazzi della cava abbassano la voce quando parlano di lui.
Perché è importante
La novella è raccontata da un narratore che condivide i pregiudizi della gente della cava: già la prima frase presenta come naturale che i capelli rossi siano il segno della cattiveria. Il lettore scopre a poco a poco ciò che quel punto di vista nasconde, cioè l’affetto di Malpelo per il padre e per Ranocchio, e la sofferenza di un ragazzo abbandonato da tutti.
Verga rappresenta con durezza lo sfruttamento del lavoro minorile e un mondo regolato dalla legge del più forte, che Malpelo ha imparato a proprie spese e insegna a Ranocchio. Le immagini degli animali, dall’asino grigio ai cani affamati, accompagnano la sua idea della vita come fatica e sopraffazione. La scomparsa finale nella cava trasforma il ragazzo in una leggenda paurosa e ne fa uno dei vinti più noti della raccolta.
Passi da ricordare
«Malpelo si chiamava così perchè aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perchè era un ragazzo malizioso e cattivo»: l’inizio mostra il rovesciamento di causa ed effetto tipico del pregiudizio popolare.
«L’asino va picchiato, perchè non può picchiar lui»: Malpelo riassume la sua dura filosofia, nata dall’esperienza della violenza subita.
«E se non fosse mai nato sarebbe stato meglio»: il pensiero, formulato davanti alla carcassa dell’asino, vale anche per la vita stessa di Malpelo.
«nè più si seppe nulla di lui»: la frase chiude la vicenda con una scomparsa senza spiegazioni, che lascia spazio alla leggenda.