Libri di dominio pubblico

Vita dei campi

Rosso Malpelo

Il ragazzo della cava di rena, in Rosso Malpelo

Rosso Malpelo è il protagonista dell’omonima novella di Vita dei campi. È un ragazzo che lavora in una cava di rena rossa, e nessuno ricorda più il suo nome di battesimo, nemmeno la madre: tutti lo chiamano Malpelo per i capelli rossi, considerati il segno di un’indole cattiva. La novella si apre proprio con questo pregiudizio, esposto con la logica rovesciata della gente della cava: «Malpelo si chiamava così perchè aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perchè era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone.» Trattato come un cane rognoso, preso a calci e a sassate, lavora come una bestia da soma e il sabato porta alla madre la paga della settimana. L’unico che gli vuole bene è il padre, mastro Misciu, soprannominato Bestia perché si lascia sfruttare da tutti.

Mastro Misciu muore nella cava, sepolto da un pilastro di rena che aveva accettato di abbattere a cottimo per pochi soldi. Malpelo scava con le unghie fino a strapparsele, e da quel giorno diventa ancora più cupo e cattivo: picchia l’asino grigio, si prende le colpe di tutto, custodisce come reliquie le scarpe, i calzoni e gli attrezzi del padre. Si affeziona a Ranocchio, un ragazzo zoppo arrivato da poco, ma gli dimostra affetto a modo suo, picchiandolo perché impari a difendersi e spiegandogli la legge che ha imparato alla cava: «L’asino va picchiato, perchè non può picchiar lui; e s’ei potesse picchiare, ci pesterebbe sotto i piedi e ci strapperebbe la carne a morsi.» Quando Ranocchio si ammala, Malpelo ruba dei soldi della paga per comprargli vino e minestra calda e gli regala i calzoni del padre; ma Ranocchio muore, e intanto la madre si risposa e la sorella si sposa, lasciando la casa chiusa.

Rimasto solo, Malpelo riceve i lavori più pericolosi, perché nessuno lo aspetta e nessuno lo piangerebbe. Un giorno lo mandano a esplorare un passaggio sotterraneo in cui c’è il rischio di perdersi: prende il piccone, la zappa, la lanterna e il fiasco del padre, entra nella galleria e non se ne sa più nulla. I ragazzi della cava continuano a parlare di lui a bassa voce, con paura. Malpelo è insieme vittima e prodotto del suo ambiente: il pregiudizio e lo sfruttamento gli hanno insegnato che il mondo appartiene al più forte, ma dietro la sua durezza il racconto lascia intravedere il bisogno di affetto e un’amara consapevolezza della propria condizione.

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