La Lupa è la protagonista dell’omonima novella di Vita dei campi. Il suo nome è Pina, ma in paese la chiamano così, spiega il narratore riportando la voce della gente, «perchè non era sazia giammai — di nulla». È una donna non più giovane, alta, magra e pallida, con occhi grandi e labbra rosse che attirano gli uomini; le donne si fanno il segno della croce quando la vedono passare, e lei non va mai in chiesa. Ha una figlia, Maricchia, buona e brava, che piange di nascosto perché nessuno la vorrà in moglie a causa della madre.
Durante la mietitura la Lupa si innamora di Nanni, un bel giovane tornato da fare il soldato, e glielo dice apertamente; lui ride e risponde che vuole sua figlia. Allora lei gliela dà in moglie con la casa in dote, costringendo Maricchia a sposarlo con la minaccia di ammazzarla, e si tiene soltanto un cantuccio in cucina. Ma continua a cercare il genero nei campi, nell’ora calda del primo pomeriggio in cui nessuna donna perbene va in giro, e Nanni, dopo aver resistito, cede. Maricchia lo denuncia al brigadiere; Nanni supplica di essere mandato in prigione pur di liberarsi della tentazione, mentre la Lupa si rifiuta di lasciare la casa. Quando il giovane, colpito da un calcio di mulo, sta per morire, il parroco non gli porta i sacramenti finché lei non se ne va; ma una volta guarito Nanni ricade.
Nanni fa penitenza in pubblico e minaccia di ucciderla se tornerà a cercarlo. La Lupa gli risponde senza paura: «Ammazzami, […] chè non me ne importa; ma senza di te non voglio starci.» L’ultima scena la mostra mentre gli va incontro in mezzo ai campi, con le mani piene di papaveri rossi, senza abbassare gli occhi, mentre Nanni stacca la scure dall’olmo; il racconto si ferma prima del colpo. La Lupa incarna una passione assoluta, più forte della vergogna, della religione e della paura della morte. Il paese la considera una figura diabolica e Nanni la vive come una tentazione dell’inferno, ma il narratore non la giudica: la mostra come una forza della natura, che non conosce misura.