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Divina Commedia in ePub
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Anteprima
Nel mezzo del cammin di nostra vitami ritrovai per una selva oscura,ché la diritta via era smarrita.
E quanto a dir qual era è cosa duraesta selva selvaggia e aspra e forteche nel pensier rinnova la paura,
tant’è amara che poco è piú morte:ma per trattar del ben ch’io vi trovai,dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
Io non so ben ridir com’io v’entrai,tant’era pieno di sonno a quel puntoche la verace via abbandonai.
Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,lá dove terminava quella valleche m’avea di paura il cor compunto,
guardai in alto, e vidi le sue spallevestite giá de’ raggi del pianetache mena dritto altrui per ogni calle.
Allor fu la paura un poco quetache nel lago del cor m’era duratala notte ch’io passai con tanta pièta.
E come quei che con lena affannatauscito fuor del pelago a la riva,si volge a l’acqua perigliosa e guata,
cosí l’animo mio, ch’ancor fuggiva,si volse a retro a rimirar lo passoche non lasciò giá mai persona viva.
L’edizione
Testo dell’edizione a cura di Domenico Guerri, Laterza, Bari 1933. L’opera è di dominio pubblico; la trascrizione di Wikisource è distribuita con licenza CC BY-SA 4.0, che permette di copiarla e condividerla citando la fonte.