Cosa succede
Il poema racconta un viaggio nell’aldilà che Dante immagina di aver compiuto nella settimana santa del 1300. Nel canto I dell’Inferno il poeta si ritrova smarrito in una selva oscura; tenta di salire su un colle illuminato dal sole, ma una lonza, un leone e una lupa lo respingono. Lo soccorre l’ombra di Virgilio, che gli propone un altro cammino attraverso l’Inferno e il Purgatorio; nel canto II spiega di essere stato mandato da Beatrice, la donna amata da Dante, per volontà della Vergine e di santa Lucia.
L’Inferno è una voragine che scende fino al centro della Terra, divisa in nove cerchi in cui ogni peccato riceve una pena corrispondente. Oltrepassata la porta, Dante incontra gli ignavi e attraversa l’Acheronte sulla barca di Caronte (III); nel Limbo vede gli spiriti virtuosi vissuti senza battesimo e i grandi poeti antichi (IV). Seguono i peccatori per incontinenza: i lussuriosi, tra cui Francesca da Rimini, che racconta il suo amore per Paolo (V), i golosi, gli avari e i prodighi, gli iracondi (VI-VIII). Dentro la città di Dite sono puniti gli eretici, come Farinata degli Uberti (X), e nel settimo cerchio i violenti: contro il prossimo, contro sé stessi, come Pier della Vigna trasformato in albero (XIII), contro Dio e la natura, tra cui il maestro di Dante, Brunetto Latini (XV). Nelle dieci fosse di Malebolge si trovano i fraudolenti: simoniaci come papa Niccolò III (XIX), barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti come Ulisse, che narra il suo ultimo viaggio oltre le colonne d’Ercole (XXVI), seminatori di discordie e falsari. Nel lago ghiacciato di Cocito sono puniti i traditori: il conte Ugolino racconta la morte per fame sua e dei figli (XXXIII). Al fondo c’è Lucifero, che maciulla Giuda, Bruto e Cassio; aggrappati al suo corpo, i due poeti attraversano il centro della Terra e risalgono fino a rivedere le stelle (XXXIV).
Il Purgatorio è una montagna che sorge dal mare nell’altro emisfero, custodita da Catone (I). Nell’Antipurgatorio aspettano le anime che si pentirono tardi: il musico Casella (II), lo scomunicato Manfredi (III), i morti di morte violenta come Buonconte da Montefeltro e Pia de’ Tolomei (V); l’incontro con il poeta Sordello suscita un’invettiva contro l’Italia divisa (VI). Davanti alla porta del Purgatorio un angelo incide sulla fronte di Dante sette P, i segni dei peccati capitali (IX), che scompaiono uno dopo l’altro lungo le sette cornici. Qui si purificano i superbi, tra cui il miniatore Oderisi da Gubbio (XI), gli invidiosi, gli iracondi, tra cui Marco Lombardo, che spiega il libero arbitrio e la necessità di tenere separati il potere del papa e quello dell’imperatore (XVI), gli accidiosi, mentre Virgilio espone la teoria dell’amore (XVII-XVIII), gli avari e i prodighi, tra i quali i due poeti incontrano il poeta latino Stazio, appena liberato, che li accompagnerà fino in cima (XXI), i golosi, tra cui l’amico Forese Donati e il poeta Bonagiunta (XXIII-XXIV), e i lussuriosi, tra cui Guido Guinizzelli e Arnaut Daniel (XXVI). Superato il muro di fuoco, Virgilio dichiara Dante libero e padrone di sé (XXVII). Nel Paradiso terrestre, in cima alla montagna, Dante incontra Matelda, assiste a una processione simbolica e vede apparire Beatrice, mentre Virgilio scompare (XXVIII-XXX). Beatrice lo rimprovera per essersi allontanato dal bene; pentito, Dante è immerso nel fiume Lete, beve l’acqua dell’Eunoè e si sente pronto a salire alle stelle (XXXI-XXXIII).
Il Paradiso segue l’ascesa di Dante e Beatrice attraverso i nove cieli fino all’Empireo. In ogni cielo le anime si mostrano per indicare il loro grado di beatitudine: nella Luna Piccarda Donati spiega che i beati vogliono soltanto ciò che Dio vuole (III); in Mercurio l’imperatore Giustiniano ripercorre la storia dell’Impero romano (VI); nel Sole il domenicano san Tommaso celebra san Francesco, e il francescano san Bonaventura celebra san Domenico (XI-XII); in Marte il trisavolo Cacciaguida ricorda la Firenze antica, predice a Dante l’esilio e lo incarica di riferire tutto ciò che ha visto (XV-XVII); in Giove gli spiriti giusti formano un’aquila (XVIII-XX); in Saturno gli spiriti contemplativi salgono e scendono lungo una scala d’oro (XXI-XXII). Nel cielo delle stelle fisse Dante guarda la Terra, piccola e lontana, e supera l’esame sulla fede, sulla speranza e sulla carità davanti agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni (XXII-XXVI); san Pietro pronuncia una dura invettiva contro i papi corrotti (XXVII). Nel Primo Mobile Dante vede Dio come un punto luminoso circondato dai cori angelici (XXVIII). Nell’Empireo i beati appaiono disposti in una grande rosa (XXX-XXXI); Beatrice torna al suo seggio, e san Bernardo prega la Vergine perché conceda a Dante la visione di Dio. Nell’ultimo canto Dante contempla il mistero della Trinità e dell’Incarnazione, e la sua volontà si accorda all’amore che muove l’universo (XXXIII).
Perché è importante
La Commedia è costruita con una simmetria rigorosa: tre cantiche di trentatré canti, più un canto introduttivo, per un totale di cento canti in terzine a rima incatenata, un metro creato da Dante che fa avanzare il racconto come una catena. Il numero tre, simbolo della Trinità, e il numero dieci ritornano nell’ordinamento dei tre regni, e ogni cantica si chiude con la parola “stelle”. Il titolo indica un’opera che comincia nel dolore e finisce nella felicità, scritta in volgare e in uno stile capace di toccare tutti i registri.
Il viaggio è insieme una storia personale e un’allegoria universale: Dante rappresenta ogni uomo che, smarrito nel peccato, ritrova la strada verso Dio con l’aiuto della ragione, incarnata da Virgilio, e della grazia, incarnata da Beatrice. Il poema è però anche un giudizio sul mondo del suo tempo. Accanto a figure del mito e della storia antica, Dante colloca nei tre regni papi, re, politici e concittadini, denuncia la corruzione della Chiesa e le lotte che dividono Firenze e l’Italia, e rivendica la missione di dire la verità.
Composta tra il 1304 e il 1321, durante l’esilio da Firenze, la Commedia raccoglie il sapere teologico, filosofico e scientifico del Medioevo e lo esprime in un volgare fiorentino capace di passare dal linguaggio crudo di Malebolge alla luce astratta del Paradiso. Letta e commentata già negli anni successivi alla morte dell’autore, è diventata il fondamento della lingua e della letteratura italiana.
Passi da ricordare
«Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita.» (canto I dell’Inferno, vv. 1-3): l’inizio del poema presenta uno smarrimento che è insieme personale e di tutta l’umanità.
«fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e conoscenza» (canto XXVI dell’Inferno, vv. 119-120): con queste parole Ulisse convince i compagni a spingersi oltre i confini del mondo conosciuto.
«Ahi serva Italia, di dolore ostello» (canto VI del Purgatorio, v. 76): comincia così l’invettiva del poeta contro l’Italia divisa dalle guerre e priva di una guida.
«Tu proverai sí come sa di sale […] lo scendere e ’l salir per l’altrui scale» (canto XVII del Paradiso, vv. 58-60): Cacciaguida predice a Dante l’amarezza dell’esilio, costretto a vivere dell’ospitalità altrui.
«l’amor che move il sole e l’altre stelle» (canto XXXIII del Paradiso, v. 145): l’ultimo verso del poema identifica Dio con l’amore che regge l’universo.