Cosa succede
Nella seconda premessa, che il titolo stesso presenta come filosofica e scritta per scusarsi, Mattia Pascal spiega che l’idea di scrivere gli è venuta da don Eligio Pellegrinotto, il sacerdote che ora custodisce i libri della Boccamazza e al quale affiderà il manoscritto. Mattia scrive nell’abside della chiesetta sconsacrata, mentre don Eligio, arrampicato su una scala, cerca di mettere ordine in una biblioteca caotica, dove l’umidità ha incollato l’uno all’altro volumi diversissimi. Quando trova un libro curioso lo lancia sul tavolo, e Mattia ha preso gusto a leggere queste vecchie opere. Don Eligio vorrebbe che anche il suo racconto fosse scritto sul loro modello.
Nell’orticello dietro l’abside i due discutono. Mattia ripete il suo ritornello contro Copernico: finché l’uomo credeva che la Terra stesse ferma, poteva sentirsi importante e gradire racconti pieni di particolari; da quando sa di vivere su un granello di sabbia che gira senza scopo, le vicende umane, private o collettive, non valgono più nulla. Lo dimostra anche il modo in cui si dimentica in fretta una catastrofe come quella appena avvenuta nelle Antille, dove sono morte migliaia di persone. Don Eligio obietta che gli uomini non riescono a distruggere le illusioni che la natura ha creato per il loro bene, perché si distraggono facilmente. Mattia gli dà ragione: il Comune, nelle notti in cui è prevista la luna, non accende i lampioni, come se la luna stesse in cielo per illuminare le strade. Grazie a questa distrazione, e alla stranezza del suo caso, Mattia decide di parlare di sé, dando solo le notizie necessarie e senza nascondere quelle che non gli fanno onore.
Perché è importante
Il capitolo completa la cornice del romanzo e ne dichiara il fondo filosofico. Copernico è il simbolo della perdita di un centro: l’uomo moderno si sa minuscolo nell’universo e non può più credere all’importanza dei propri casi. Da qui nasce un dubbio sul romanzo stesso, perché Mattia prende in giro le descrizioni minuziose della narrativa ottocentesca e si chiede che senso abbia raccontare una vita. Prima ancora di iniziare la storia, il libro riflette su di sé.
La risposta di don Eligio, cioè che l’uomo continua a vivere di illusioni, introduce un’idea che tornerà spesso, per esempio nella teoria del lanternino di Anselmo Paleari nel capitolo 13. La condizione di chi scrive, ormai fuori dalla vita, rimanda invece al finale. Don Eligio, presente anche alla fine del capitolo 3, sarà il custode del segreto di Mattia nell’ultimo capitolo.
Passi da ricordare
«Maledetto sia Copernico!» È il ritornello di Mattia, che riassume la sua sfiducia nella centralità dell’uomo.
«Siamo o non siamo su un’invisibile trottolina, cui fa da ferza un fil di sole, su un granellino di sabbia impazzito che gira e gira e gira, senza saper perchè» L’immagine della Terra come una trottola senza meta esprime lo smarrimento dell’uomo moderno.
«Storie di vermucci, ormai, le nostre.» In poche parole Mattia riduce ogni vicenda umana a qualcosa di insignificante.
«posso considerarmi come già fuori della vita; e dunque senza obblighi e senza scrupoli di sorta.» Il narratore spiega da quale posizione racconta: quella di chi guarda la propria esistenza dall’esterno.