Dava moglie la Rana al suo figliolo.Or con la pace vostra, o raganelle,il suon lo chiese ad un cantor del brolo.
Egli cantò: la cobbola giulivaparve un picchierellar trito di stellenel ciel di sera, che ne tintinniva.
Le campagne addolcì quel tintinnìoe i neri boschi fumiganti d’oro.τιὸ τιὸ τιὸ τιὸ τιὸ τιὸ τιὸ τιό.τοροτοροτοροτοροτίξ.τοροτοροτοροτορολιλιλίξ.
È notte: ancora in un albor di nevesale quest’inno come uno zampillo;quando la Rana chiede, quanto deve;
se quattro chioccioline, o qualche fogliad’appio, o voglia un mazzuolo di serpilloo voglia un paio di bachi, o ciò che voglia.
Oh! rispos’egli: nulla al Rosignolo,nulla tu devi delle sue cantate:ei l’ha per nulla e dà per nulla: solo,sì l’ascoltate e poi non gracidate.
Al lume della luna ogni ranocchiagracidò: Quanta spocchia, quanta spocchia!