Le monache di Sogliano
Dal profondo geme l’organotra ’l fumar de’ cerei lento:c’è un brusìo cupo di femminenella chiesa del convento:un vegliardo austero mormoradall’altar suoi brevi appelli:dietro questi s’acciabattanodelle donne i ritornelli.
Ma di mezzo a un lungo gemito,da invisibile cortina,s’alza a vol secura ed agileuna voce di bambina;
e dintorno a questa ronzano,tutte a volo, unite e strette,e la seguono e rincorrono,voci d’altre giovinette.
Per noi prega, o santa Vergine,per noi prega, o Madre pia;per noi prega, esse ripetono,o Maria! Maria! Maria!
Quali note! Par che tinninonell’infrangersi del cuore:paion umide di lagrime,paion ebbre di dolore.
Oh! qual colpa macchiò l’animadi codeste prigioniere?qual dolor potè precorrervila fiorita del piacere?
Queste bimbe, queste verginiin che offesero Dio santo,che perdóno ne sospiranocon sì lungo inno di pianto?
Manda l’organo i suoi gemititra ’l fumar de’ cerei lento:di lontane plaghe sembranocupe e fredde onde di vento...
Dalle plaghe inaccessibilicupo e freddo il vento romba:già sottentra ai lunghi gemitiil silenzio della tomba.