Libri di dominio pubblico

Orlando furioso

Canto 45

936 versicirca 60 minuti

1Quanto piú su l’instabil ruota vedidi Fortuna ire in alto il miser uomo,tanto piú tosto hai da vedergli i piediove ora ha il capo, e far cadendo il tomo.Di questo esempio è Policráte, e il re diLidia, e Dionigi, et altri ch’io non nomo,che ruinati son da la supremagloria in un dí ne la miseria estrema.
2Cosí all’incontro, quanto piú depresso,quanto è piú l’uom di questa ruota al fondo,tanto a quel punto piú si trova appresso,c’ha da salir, se de’ girarsi in tondo.Alcun sul ceppo quasi il capo ha messo,che l’altro giorno ha dato legge al mondo.Servio e Mario e Ventidio l’hanno mostroal tempo antico, e il re Luigi al nostro:
3il re Luigi, suocero del figliodel duca mio; che rotto a Santo Albino,e giunto al suo nimico ne l’artiglio,a restar senza capo fu vicino.Scórse di questo anco maggior periglio,non molto inanzi, il gran Matia Corvino.Poi l’un, de’ Franchi, passato quel punto,l’altro al regno degli Ungari fu assunto.
4Si vede per gli essempii di che pienesono l’antiche e le moderne istorie,che ’l ben va dietro al male, e ’l male al bene,e fin son l’un de l’altro e biasmi e glorie;e che fidarsi a l’uom non si convienein suo tesor, suo regno e sue vittorie,né disperarsi per Fortuna avversa,che sempre la sua ruota in giro versa.
5Ruggier per la vittoria ch’avea avutodi Leone e del padre imperatore,in tanta confidenzia era venutodi sua fortuna e di suo gran valore,che senza compagnia, senz’altro aiuto,di poter egli sol gli dava il corefra cento a piè e a cavallo armate squadreuccider di sua mano il figlio e il padre.
6Ma quella, che non vuol che si promettaalcun di lei, gli mostrò in pochi giorni,come tosto alzi e tosto al basso metta,e tosto avversa e tosto amica torni.Lo fe’ conoscer quivi da chi in frettaa procacciargli andò disagi e scorni,dal cavallier che ne la pugna fieradi man fuggito a gran fatica gli era.
7Costui fece ad Ungiardo saper, comequivi il guerrier ch’avea le genti rottedi Costantino e per molt’anni dome,stato era il giorno, e vi staria la notte;e che Fortuna presa per le chiome,senza che piú travagli o che piú lotte,dará al suo re, se fa costui prigione;ch’a’ Bulgari, lui preso, il giogo pone.
8Ungiardo da la gente, che fuggitade la battaglia, a lui s’era ridutta(ch’a parte a parte v’arrivò infinita,perch’al ponte passar non potea tutta),sapea come la strage era seguita,che la metá de’ Greci avea distrutta;e come un cavallier solo era stato,ch’un campo rotto, e l’altro avea salvato:
9e che sia da se stesso senza cacciavenuto a dar del capo ne la rete,si maraviglia, e mostra che gli piaccia,con viso e gesti e con parole liete.Aspetta che Ruggier dormendo giaccia;poi manda le sue gente chete chete,e fa il buon cavallier, ch’alcun sospettodi questo non avea, prender nel letto.
10Accusato Ruggier dal proprio scudo,ne la cittá di Novengrado restaprigion d’Ungiardo, il piú d’ogni altro crudo,che fa di ciò maravigliosa festa.E che può far Ruggier, poi che gli è nudo,et è legato giá, quando si desta?Ungiardo un suo corrier spaccia a staffettaa dar la nuova a Costantino in fretta.
11Avea levato Costantin la notteda le ripe di Sava ogni sua schiera;e seco a Beleticche avea ridotte,che cittá del cognato Androfilo era,padre di quello a cui forate e rotte(come se state fossino di cera)al primo incontro l’arme avea il gagliardocavallier, or prigion del fiero Ungiardo.
12Quivi fortificar facea le mural’imperatore, e riparar le porte;che de’ Bulgari ben non s’assicura,che con la guida d’un guerrier sí fortenon gli faccino peggio che paura,e ’l resto ponghin di sua gente a morte.Or che l’ode prigion, né quelli teme,né se con lor sia il mondo tutto insieme.
13L’imperator nuota in un mar di latte,né per letizia sa quel che si faccia.— Ben son le genti bulgare disfatte, —dice con lieta e con sicura faccia.Come de la vittoria, chi combatte,se troncasse al nimico ambe le braccia,certo saria, cosí n’è certo, e godel’imperator, poi che’l guerrier preso ode.
14Non ha minor cagion di rallegrarsidel patre il figlio; ch’oltre che si speradi racquistar Belgrado, e soggiugarsiogni contrada che de’ Bulgari era;disegna anco il guerriero amico farsicon benefici, e seco averlo in schiera.Né Rinaldo né Orlando a Carlo Magnoha da invidiar, se gli è costui compagno.
15Da questa voglia è ben diversa quelladi Teodora, a chi ’l figliuolo ucciseRuggier con l’asta che da la mammellapassò alle spalle, e un palmo fuor si mise.A Costantin, del quale era sorella,costei si gittò a’ piedi, e gli conquisee intenerigli il cor d’alta pietadecol largo pianto che nel sen le cade.
16— Io non mi leverò da questi piedi(diss’ella), signor mio, se del fellonech’uccise il mio figliuol, non mi conciedidi vendicare, or che l’abbián prigione.Oltre che stato t’è nipote, vediquanto t’amò, vedi quant’opre buoneha per te fatto, e vedi s’avrai tortodi non lo vendicar di chi l’ha morto.
17Vedi che per pietá del nostro duoloha Dio fatto levar da la campagnaquesto crudele, e come augello, a voloa dar ce l’ha condotto ne la ragna,acciò in ripa di Stige il mio figliuolomolto senza vendetta non rimagna.Dammi costui, signore, e sii contentoch’io disacerbi il mio col suo tormento. —
18Cosí ben piange, e cosí ben si duole,e cosí bene et efficace parla;né dai piedi levar mai se gli vuole,ben che tre volte e quattro per levarlausasse Costantino atti e parole;ch’egli è forzato al fin di contentarla:e cosí comandò che si facessecolui condurre, e in man di lei si desse.
19E per non fare in ciò lunga dimora,condotto hanno il guerrier del lïocorno,e dato in mano alla crudel Teodora,che non vi fu intervallo piú d’un giorno.Il far che sia squartato vivo, e muorapublicamente con obbrobrio e scorno,poca pena le pare, e studia e pensaaltra trovarne inusitata e immensa.
20La femina crudel lo fece porre,incatenato e mani e piedi e collo,nel tenebroso fondo d’una torre,ove mai non entrò raggio d’Apollo.Fuor ch’un poco di pan muffato, tôrregli fé’ ogni cibo, e senza ancor lassolloduo dí talora; e lo diè in guardia a tale,ch’era di lei piú pronto a fargli male.
21Oh! se d’Amon la valorosa e bellafiglia, oh se la magnanima Marfisaavesse avuto di Ruggier novella,ch’in prigion tormentasse a questa guisa;per liberarlo saria questa e quellapostasi al rischio di restarne uccisa;né Bradamante avria, per dargli aiuto,a Beatrice o Amon rispetto avuto.
22Re Carlo intanto avendo la promessaa costei fatta in mente, che consortedar non le lascierá, che sia men d’essaal paragon de l’arme ardito e forte;questa sua voluntá con trombe espressanon solamente fe’ ne la sua corte,ma in ogni terra al suo imperio soggetta;onde la fama andò pel mondo in fretta.
23Questa condizïon contiene il bando:chi la figlia d’Amon per moglie vuole,star con lei debba a paragon del brandoda l’apparire al tramontar del sole;e fin a questo termine durando,e non sia vinto, senz’altre parolela donna da lui vinta esser s’intenda,né possa ella negar che non lo prenda;
24e che l’eletta ella de l’arme dona,senza mirar chi sia di lor, che chiede.E lo potea ben far, perch’era buonacon tutte l’arme, o sia a cavallo o a piede.Amon, che contrastar con la Coronanon può né vuole, al fin sforzato cede;e ritornare a corte si consiglia,dopo molti discorsi, egli e la figlia.
25Ancor che sdegno e colera la madrecontra la figlia avea, pur per suo onorevesti le fece far ricche e leggiadrea varie foggie e di piú d’un colore.Bradamante alla corte andò col padre;e quando quivi non trovò il suo amore,piú non le parve quella corte, quellache le solea parer giá cosí bella.
26Come chi visto abbia, l’aprile o il maggio,giardin di frondi e di bei fiori adorno,e lo rivegga poi che ’l sol il raggioall’austro inchina, e lascia breve il giorno,lo trova deserto, orrido e selvaggio;cosí pare alla donna al suo ritorno,che da Ruggier la corte abandonataquella non sia, ch’avea al partir lasciata.
26Domandar non ardisce che ne sia,acciò di sé non dia maggior sospetto;ma pon l’orecchia, e cerca tuttaviache senza domandar le ne sia detto.Si sa ch’egli è partito, ma che viapres’abbia, non fa alcun vero concetto;perché partendo ad altri non fe’ motto,ch’allo scudier che seco avea condotto.
28Oh come ella sospira! oh come teme,sentendo che se n’è come fuggito!Oh come sopra ogni timor le preme,che per porla in oblio se ne sia gito!che vistosi Amon contra, et ogni spemeperduta mai piú d’esserle marito,si sia fatto da lei lontano, forsecosí sperando dal suo amor disciorse:
29e che fatt’abbia ancor qualche disegno,per piú tosto levarsela dal core,d’andar cercando d’uno in altro regnodonna per cui si scordi il primo amore,come si dice che si suol d’un legnotalor chiodo con chiodo cacciar fuore.Nuovo pensier ch’a questo poi succede,le dipinge Ruggier pieno di fede;
30e lei, che dato orecchie abbia, riprende,a tanta iniqua suspizione e stolta.E cosí l’un pensier Ruggier difende,l’altro l’accusa: et ella amenduo ascolta,e quando a questo e quando a quel s’apprende,né risoluta a questo o a quel si volta.Pur all’opinïon piú tosto corre,che piú le giova, e la contraria aborre.
31E talor anco che le torna a mentequel che piú volte il suo Ruggier le ha detto,come di grave error, si duole e pente,ch’avuto n’abbia gelosia e sospetto;e come fosse al suo Ruggier presente,chiamasi in colpa, e se ne batte il petto.— Ho fatto error (dice ella), e me n’aveggio;ma chi n’è causa, è causa ancor di peggio.
32Amor n’è causa, che nel cor m’ha impressola forma tua cosí leggiadra e bella;e posto ci ha l’ardir, l’ingegno appresso,e la virtú di che ciascun favella;ch’impossibil mi par, ch’ove concessone sia il veder, ch’ogni donna e donzellanon ne sia accesa, e che non usi ogni artedi sciorti dal mio amore e al suo legarte.
33Deh avesse Amor cosí nei pensier mieiil tuo pensier, come ci ha il viso sculto!Io son ben certa che lo trovereipalese tal, qual io lo stimo occulto;e che sí fuor di gelosia sarei,ch’ad or ad or non mi farebbe insulto;e dove a pena or è da me respinta,rimarria morta, non che rotta e vinta.
34Son simile all’avar c’ha il cor sí intentoal suo tesoro, e sí ve l’ha sepolto,che non ne può lontan viver contento,né non sempre temer che gli sia tolto.Ruggiero, or può, ch’io non ti veggo e sento,in me, piú de la speme, il timor molto,il qual ben che bugiardo e vano io creda,non posso far di non mi dargli in preda.
35Ma non apparirá il lume sí tostoagli occhi miei del tuo viso giocondo,contra ogni mia credenza a me nascosto,non so in qual parte, o Ruggier mio, del mondo,come il falso timor sará depostoda la vera speranza e messo al fondo.Deh torna a me, Ruggier, torna, e confortala speme che ’l timor quasi m’ha morta!
36Come al partir del sol si fa maggiorel’ombra, onde nasce poi vana paura;e come all’apparir del suo splendorevien meno l’ombra, e ’l timido assicura:cosí senza Ruggier sento timore;se Ruggier veggo, in me timor non dura.Deh torna a me, Ruggier, deh torna primache ’l timor la speranza in tutto opprima!
37Come la notte ogni fiammella è viva,e riman spenta subito ch’aggiorna;cosí, quando il mio sol di sé mi priva,mi leva incontra il rio timor le corna:ma non sí tosto all’orizzonte arriva,che ’l timor fugge, e la speranza torna.Deh torna a me, deh torna, o caro lume,e scaccia il rio timor che mi consume!
38Se ’l sol si scosta, e lascia i giorni brevi,quanto di bello avea la terra asconde;fremono i venti, e portan ghiacci e nievi;non canta augel, né fior si vede o fronde:cosí, qualora avvien che da me levi,o mio bel sol, le tue luci gioconde,mille timori, e tutti iniqui, fannoun aspro verno in me piú volte l’anno.
39Deh torna a me, mio sol, torna, e rimenala desïata dolce primavera!Sgombra i ghiacci e le nievi, e rasserenala mente mia sí nubilosa e nera. —Qual Progne si lamenta o Filomenach’a cercar esca ai figliolini ita era,e trova il nido vòto; o qual si lagnaturture c’ha perduto la compagna:
40tal Bradamante si dolea, che toltole fosse stato il suo Ruggier temea,di lacrime bagnando spesso il volto,ma piú celatamente che potea.Oh quanto, quanto si dorria piú molto,s’ella sapesse quel che non sapea,che con pena e con strazio il suo consorteera in prigion, dannato a crudel morte!
41La crudeltá ch’usa l’iniqua vecchiacontra il buon cavallier che preso tiene,e che di dargli morte s’apparecchiacon nuovi strazii e non usate pene,la superna Bontá fa ch’all’orecchiadel cortese figliuol di Cesar viene;e che gli mette in cor, come l’aiute,e non lasci perir tanta virtute.
42Il cortese Leon che Ruggiero ama(non che sappi però che Ruggier sia),mosso da quel valor ch’unico chiama,e che gli par che soprumano sia,molto fra sé discorre, ordisce e trama,e di salvarlo al fin trova la via,in guisa che da lui la zia crudeleoffesa non si tenga e si querele.
43Parlò in secreto a chi tenea la chiavede la prigione; e che volea, gli disse,vedere il cavallier pria che sí gravesentenzia, contra lui data, seguisse.Giunta la notte, un suo fedel seco haveaudace e forte, et atto a zuffe e a risse;e fa che ’l castellan, senz’altrui direch’egli fosse Leon, gli viene aprire.
44Il castellan, senza ch’alcun de’ suiseco abbia, occultamente Leon menacol compagno alla torre ove ha coluiche si serba all’estrema d’ogni pena.Giunti lá dentro, gettano amenduial castellan che volge lor la schenaper aprir lo sportello, al collo un laccio,e subito gli dan l’ultimo spaccio.
45Apron la cataratta, onde sospesoal canape, ivi a tal bisogno posto,Leon si cala, e in mano ha un torchio acceso,lá dove era Ruggier dal sol nascosto.Tutto legato, e s’una grata stesolo trova, all’acqua un palmo e men discosto.L’avria in un mese e in termine piú corto,per sé, senz’altro aiuto, il luogo morto.
46Leon Ruggier con gran pietade abbraccia,e dice: — Cavallier, la tua virtuteindissolubilmente a te m’allacciadi voluntaria eterna servitute;e vuol che piú il tuo ben, che ’l mio, mi piaccia,né curi per la tua la mia salute,e che la tua amicizia al padre e a quantiparenti io m’abbia al mondo, io metta inanti.
47Io son Leone, acciò tu intenda, figliodi Costantin, che vengo a darti aiuto,come vedi, in persona, con periglio(se mai dal padre mio sará saputo)d’esser cacciato, o con turbato ciglioperpetuamente esser da lui veduto;che per la gente la qual rotta e mortada te gli fu a Belgrado, odio ti porta. —
48E seguitò, piú cose altre dicendoda farlo ritornar da morte a vita;e lo vien tuttavolta disciogliendo.Ruggier gli dice: — Io v’ho grazia infinita;e questa vita ch’or mi date, intendoche sempremai vi sia restituita,che la vogliate rïavere, et ognivolta che per voi spenderla bisogni. —
49Ruggier fu tratto di quel loco oscuro,e in vece sua morto il guardian rimase;né conosciuto egli né gli altri furo.Leon menò Ruggiero alle sue case,ove a star seco tacito e sicuroper quattro o per sei dí gli persuase;che rïaver l’arme e ’l destrier gagliardogli faria intanto, che gli tolse Ungiardo.
50Ruggier fuggito, il suo guardian strozzatosi trova il giorno, e aperta la prigione.Chi quel, chi questo pensa che sia stato;ne parla ognun, né però alcun s’appone.Ben di tutti gli altri uomini pensatopiú tosto si saria, che di Leone;che pare a molti ch’avria causa avutodi farne strazio, e non di dargli aiuto.
51Rimati di tanta cortesia Ruggieroconfuso sí, sí pien di maraviglia,e tramutato sí da quel pensieroche quivi tratto l’avea tante miglia,che mettendo il secondo col primiero,né a questo quel, né questo a quel simiglia.Il primo tutto era odio, ira e veneno;di pietade è il secondo e d’amor pieno.
52Molto la notte e molto il giorno pensa,d’altro non cura et altro non disia,che da l’obligazion che gli avea immensa,sciorsi con pari e maggior cortesia.Gli par, se tutta sua vita dispensain lui servire, o breve o lunga sia,e se s’espone a mille morti certe,non gli può tanto far, che piú non merte.
53Venuta quivi intanto era la nuovadel bando ch’avea fatto il re di Francia,che chi vuol Bradamante, abbia a far provacon lei di forza, con spada e con lancia.Questo udir a Leon sí poco giova,che se gli vede impallidir la guancia;perché, come uom che le sue forze ha note,sa ch’a lei pare in arme esser non puote.
54Fra sé discorre, e vede che supplirepuò con l’ingegno, ove il vigor sia manco,facendo con sue insegne comparirequesto guerrier di cui non sa il nome anco;che di possanza iudica e d’ardirepoter star contra a qualsivoglia Franco:e crede ben, s’a lui ne dá l’impresa,che ne fia vinta Bradamante e presa.
55Ma due cose ha da far: l’una, disporreil cavallier, che questa impresa accetti;l’altra, nel campo in vece sua lui porrein modo che non sia chi ne sospetti.A sé lo chiama, e ’l caso gli discorre,e pregal poi con efficaci detti,ch’egli sia quel ch’a questa pugna vegnacol nome altrui, sotto mentita insegna.
56L’eloquenzia del Greco assai potea;ma piú de l’eloquenzia potea moltol’obligo grande che Ruggier gli avea,da mai non ne dovere essere isciolto:sí che quantunque duro gli parea,e non possibil quasi; pur con volto,piú che con cor giocondo, gli risposech’era per far per lui tutte le cose.
57Ben che da fier dolor, tosto che questaparola ha detta, il cor ferir si senta,che giorno e notte e sempre lo molesta,sempre l’affligge e sempre lo tormenta,e vegga la sua morte manifesta;pur non è mai per dir che se ne penta;che prima ch’a Leon non ubbidire,mille volte, non ch’una, è per morire.
58Ben certo è di morir; perché, se lasciala donna, ha da lasciar la vita ancora:o che l’accorerá il duolo e l’ambascia;o se ’l duolo e l’ambascia non l’accora,con le man proprie squarcierá la fasciache cinge l’alma, e ne la trarrá fuora;ch’ogni altra cosa piú facil gli fia,che poter lei veder, che sua non sia.
59Gli è di morir disposto; ma che sortedi morte voglia far, non sa dir anco.Pensa talor di fingersi men forte,e porger nudo alla donzella il fianco;che non fu mai la piú beata morte,che se per man di lei venisse manco.Poi vede, se per lui resta che mogliesia di Leon, che l’obligo non scioglie:
60perché ha promesso contra Bradamanteentrare in campo a singular battaglia;non simulare, e farne sol sembiante,sí che Leon di lui poco si vaglia.Dunque stará nel detto suo constante;e ben che or questo or quel pensier l’assaglia,tutti li scaccia, e solo a questo cede,il qual l’esorta a non mancar di fede.
61Avea giá fatto apparecchiar Leone,con licenzia del patre Costantino,arme e cavalli, e un numer di personequal gli convenne, e entrato era in camino;e seco avea Ruggiero, a cui le buonearme avea fatto rendere e Frontino:e tanto un giorno e un altro e un altro andaro,ch’in Francia et a Parigi si trovaro.
62Non volse entrar Leon ne la cittate,e i padiglioni alla campagna tese;e fe’ il medesmo dí per imbasciate,che di sua giunta il re di Francia intese.L’ebbe il re caro; e gli fu piú fïate,donando e visitandolo, cortese.De la venuta sua la cagion disseLeone, e lo pregò che l’espedisse:
63ch’entrar facesse in campo la donzellache marito non vuol di lei men forte;quando venuto era per fare o ch’ellamoglier gli fosse, o che gli desse morte.Carlo tolse l’assunto, e fece quellacomparir l’altro di fuor de le porte,ne lo steccato che la notte sottoall’alte mura fu fatto di botto.
64La notte ch’andò inanzi al terminatogiorno de la battaglia, Ruggiero ebbesimile a quella che suole il dannatoaver, che la matina morir debbe.Eletto avea combatter tutto armato,perch’esser conosciuto non vorrebbe;né lancia né destriero adoprar volse,né, fuor che ’l brando, arme d’offesa tolse.
65Lancia non tolse; non perché temessedi quella d’or, che fu de l’Argalia,e poi d’Astolfo a cui costei successe,che far gli arcion votar sempre solia:perché nessun, ch’ella tal forza avesse,o fosse fatta per negromanzia,avea saputo, eccetto quel re soloche far la fece e la donò al figliuolo.
66Anzi Astolfo e la donna, che portatal’aveano poi, credean che non l’incanto,ma la propria possanza fosse stata,che dato loro in giostra avesse il vanto;e che con ogni altra asta ch’incontratafosse da lor, farebbono altretanto.La cagion sola, che Ruggier non giostra,è per non far del suo Frontino mostra:
67che lo potria la donna facilmenteconoscer, se da lei fosse veduto;però che cavalcato, e lungamentein Montalban l’avea seco tenuto.Ruggier che solo studia e solo ha mentecome da lei non sia riconosciuto,né vuol Frontin, né vuol cos’altra avere,che di far di sé indizio abbia potere.
68A questa impresa un’altra spada volle;che ben sapea che contra a Balisardasaria ogn’osbergo, come pasta, molle;ch’alcuna tempra quel furor non tarda:e tutto ’l taglio anco a quest’altra tollecon un martello, e la fa men gagliarda.Con quest’arme Ruggiero al primo lampoch’apparve all’orizzonte, entrò nel campo.
69E per parer Leon, le sopravesteche dianzi ebbe Leon, s’ha messe indosso;e l’aquila de l’or con le due testeporta dipinta ne lo scudo rosso.E facilmente si potean far questefinzion; ch’era ugualmente grande e grossol’un come l’altro. Appresentossi l’uno;l’altro non si lasciò veder d’alcuno.
70Era la voluntá de la donzellada quest’altra diversa di gran lunga;che, se Ruggier su la spada martellaper rintuzzarla, che non tagli o punga,la sua la donna aguzza, e brama ch’ellaentri nel ferro, e sempre al vivo giunga,anzi ogni colpo sí ben tagli e fore,che vada sempre a ritrovargli il core.
71Qual su le mosse il barbaro si vede,che ’l cenno del partir fugoso attende,né qua né lá poter fermare il piede,gonfiar le nare, e che l’orecchie tende;tal l’animosa donna che non credeche questo sia Ruggier con chi contende,aspettando la tromba, par che fuocone le vene abbia, e non ritrovi loco.
72Qual talor, dopo il tuono, orrido ventosubito segue, che sozzopra volvel’ondoso mare, e leva in un momentoda terra fin al ciel l’oscura polve;fuggon le fiere, e col pastor l’armento;l’aria in grandine e in pioggia si risolve:udito il segno la donzella, talestringe la spada, e ’l suo Ruggiero assale.
73Ma non piú quercia antica, o grosso murodi ben fondata torre a borea cede,né piú all’irato mar lo scoglio duro,che d’ogni intorno il dí e la notte il fiede;che sotto l’arme il buon Ruggier sicuro,che giá al troiano Ettòr Vulcano diede,ceda all’odio e al furor che lo tempestaor ne’ fianchi, or nel petto, or ne la testa.
74Quando di taglio la donzella, quandomena di punta; e tutta intenta miraove cacciar tra ferro e ferro il brando,sí che si sfoghi e disacerbi l’ira.Or da un lato, or da un altro il va tentando;quando di qua, quando di lá s’aggira:e si rode e si duol che non le avegnamai fatta alcuna cosa che disegna.
75Come chi assedia una cittá che fortesia di buon fianchi e di muraglia grossa,spesso l’assalta, or vuol batter le porte,or l’alte torri, or atturar la fossa;e pone indarno le sue genti a morte,né via sa ritrovar ch’entrar vi possa:cosí molto s’affanna e si travaglia,né può la donna aprir piastra né maglia.
76Quando allo scudo e quando al buono elmetto,quando all’osbergo fa gittar scintillecon colpi ch’alle braccia, al capo, al pettomena dritti e riversi, e mille e mille,e spessi piú, che sul sonante tettola grandine far soglia de le ville.Ruggier sta su l’avviso, e si difendecon gran destrezza, e lei mai non offende.
77Or si ferma, or volteggia, or si ritira,e con la man spesso accompagna il piede.Porge or lo scudo, et or la spada giraove girar la man nimica vede.O lei non fere, o se la fere, miraferirla in parte ove men nuocer crede.La donna, prima che quel dí s’inchine,brama di dare alla battaglia fine.
78Si ricordò del bando, e si ravvidedel suo periglio, se non era presta;che se in un dí non prende o non uccideil suo domandator, presa ella resta.Era giá presso ai termini d’Alcideper attuffar nel mar Febo la testa,quando ella cominciò di sua possanzaa difidarsi, e perder la speranza.
79Quanto mancò piú la speranza, crebbetanto piú l’ira, e radoppiò le botte;che pur quell’arme rompere vorrebbe,ch’in tutto un dí non avea ancora rotte:come colui ch’al lavorio che debbe,sia stato lento, e giá vegga esser notte,s’affretta indarno, si travaglia e stanca,fin che la forza a un tempo e il dí gli manca.
80O misera donzella, se costuitu conoscessi, a cui dar morte brami,se lo sapessi esser Ruggier, da cuide la tua vita pendono li stami;so ben ch’uccider te, prima che lui,vorresti; che di te so che piú l’ami:e quando lui Ruggiero esser saprai,di questi colpi ancor, so, ti dorrai.
81Carlo e molt’altri seco, che Leoneesser costui credeansi, e non Ruggiero,veduto come in arme, al paragonedi Bradamante, forte era e leggiero;e, senza offender lei, con che ragionedifender si sapea; mutan pensiero,e dicon: — Ben convengono amendui;ch’egli è di lei ben degno, ella di lui. —
82Poi che Febo nel mar tutt’è nascoso,Carlo, fatta partir quella battaglia,giudica che la donna per suo sposoprenda Leon, né ricusar lo vaglia.Ruggier, senza pigliar quivi riposo,senz’elmo trarsi o alleggierirsi maglia,sopra un picciol ronzin torna in gran frettaai padiglioni ove Leon l’aspetta.
83Gittò Leone al cavallier le bracciadue volte e piú fraternamente al collo;e poi, trattogli l’elmo da la faccia,di qua e di lá con grande amor baciollo.— Vo’ (disse) che di me sempre tu facciacome ti par; che mai trovar satollonon mi potrai, che me e lo stato miospender tu possa ad ogni tuo disio.
84Né veggo ricompensa che mai questaobligazion ch’io t’ho, possi disciorre;e non, s’ancora io mi levi di testala mia corona, e a te la venghi a porre. —Ruggier, di cui la mente ange e molestaalto dolore, e che la vita aborre,poco risponde, e l’insegne gli rende,che n’avea aute, e ’l suo liocorno prende.
85E stanco dimostrandosi e svogliato,piú tosto che poté, da lui levosse;et al suo alloggiamento ritornato,poi che fu mezzanotte, tutto armosse;e sellato il destrier, senza commiato,e senza che d’alcun sentito fosse,sopra vi salse, e si drizzò al caminoche piú piacer gli parve al suo Frontino.
86Frontino or per via dritta or per via torta,quando per selve e quando per campagnail suo signor tutta la notte porta,che non cessa un momento che non piagna:chiama la morte, e in quella si conforta,che l’ostinata doglia sola fragna;né vede, altro che morte, chi finirepossa l’insopportabil suo martíre.
87— Di chi mi debbo, ohimè! (dicea) dolere,che cosí m’abbia a un punto ogni ben tolto?Deh, s’io non vo’ l’ingiuria sosteneresenza vendetta, incontra a cui mi volto?Fuor che me stesso, altri non so vedere,che m’abbia offeso et in miseria volto.Io m’ho dunque di me contra a me stessoda vendicar, c’ho tutto il mal commesso.
88Pur, quando io avessi fatto solamentea me l’ingiuria, a me forse potreidonar perdon, se ben difficilmente;anzi vo’ dir che far non lo vorrei:or quanto, poi che Bradamante sentemeco l’ingiuria ugual, men lo farei?Quando bene a me ancora io perdonassi,lei non convien ch’invendicata lassi.
89Per vendicar lei dunque debbo e voglioogni modo morir, né ciò mi pesa;ch’altra cosa non so ch’al mio cordoglio,fuor che la morte, far possa difesa.Ma sol, ch’allora io non mori’, mi doglio,che fatto ancora io non le aveva offesa.Oh me felice, s’io moriva allorach’era prigion de la crudel Teodora!
90Se ben m’avesse ucciso, tormentatoprima ad arbitrio di sua crudeltade,da Bradamante almeno avrei speratodi ritrovare al mio caso pietade.Ma quando ella saprá ch’avrò piú amatoLeon di lei, e di mia volontadeio me ne sia, perch’egli l’abbia, privo;avrá ragion d’odiarmi e morto e vivo. —
91Questo dicendo e molte altre paroleche sospiri accompagnano e singulti,si trova all’apparir del nuovo solefra scuri boschi, in luoghi strani e inculti;e perché è disperato, e morir vuole,e, piú che può, che ’l suo morir s’occulti,questo luogo gli par molto nascosto,et atto a far quant’ha di sé disposto.
92Entra nel folto bosco, ove piú spessel’ombrose frasche e piú intricate vede;ma Frontin prima al tutto sciolto messeda sé lontano, e libertá gli diede.— O mio Frontin (gli disse), s’a me stessedi dare a’ merti tuoi degna mercede,avresti a quel destrier da invidiar poco,che volò al cielo, e fra le stelle ha loco.
93Cillaro, so, non fu, non fu Arïonedi te miglior, né meritò piú lode;né alcun altro destrier di cui menzionefatta da’ Greci o da’ Latini s’ode.Se ti fur par ne l’altre parti buone,di questa so ch’alcun di lor non gode,di potersi vantar ch’avuto maiabbia il pregio e l’onor che tu avuto hai;
94poi ch’alla piú che mai sia stata o siadonna gentile e valorosa e bellasí caro stato sei, che ti nutria,e di sua man ti ponea freno e sella.Caro eri alla mia donna: ah perché miala dirò piú, se mia non è piú quella?s’io l’ho donata ad altri? Ohimè! che cessodi volger questa spada ora in me stesso? —
95Se Ruggier qui s’affligge e si tormenta,e le fere e gli augelli a pietá muove(ch’altri non è che questi gridi sentané vegga il pianto che nel sen gli piove),non dovete pensar che piú contentaBradamante in Parigi si ritrove,poi che scusa non ha che la difenda,o piú l’indugi, che Leon non prenda.
96Ella, prima ch’avere altro consorteche ’l suo Ruggier, vuol far ciò che può farsi;mancar del detto suo; Carlo e la corte,i parenti e gli amici inimicarsi:e quando altro non possa, al fin la morteo col veneno o con la spada darsi;che le par meglio assai non esser viva,che, vivendo, restar di Ruggier priva.
97— Deh, Ruggier mio (dicea), dove sei gito?Puote esser che tu sia tanto discosto,che tu non abbi questo bando udito,a nessun altro, fuor ch’a te, nascosto?Se tu ’l sapesse, io so che comparitonessun altro saria di te piú tosto.Misera me! ch’altro pensar mi deggio,se non quel che pensar si possa peggio?
98Come è, Ruggier, possibil che tu solonon abbi quel che tutto il mondo ha inteso?Se inteso l’hai, né sei venuto a volo,come esser può che non sii morto o preso?Ma chi sapesse il ver, questo figliuolodi Costantin t’avrá alcun laccio teso;il traditor t’avrá chiusa la via,acciò prima di lui tu qui non sia.
99Da Carlo impetrai grazia, ch’a nessunomen di me forte avessi ad esser data,con credenza che tu fossi quell’unoa cui star contra io non potessi armata.Fuor che te solo, io non stimava alcuno:ma de l’audacia mia m’ha Dio pagata;poi che costui che mai piú non fe’ impresad’onore in vita sua, cosí m’ha presa.
100Se però presa son per non avereuccider lui né prenderlo potuto;il che non mi par giusto; né al pareremai son per star, ch’in questo ha Carlo avuto.So ch’inconstante io mi farò tenere,se da quel c’ho giá detto ora mi muto;ma né la prima son né la sezzaia,la qual paruta sia inconstante, e paia.
101Basti che nel servar fede al mio amante,d’ogni scoglio piú salda mi ritrovi,e passi in questo di gran lunga quantemai furo ai tempi antichi, o sieno ai nuovi.Che nel resto mi dichino incostante,non curo, pur che l’incostanzia giovi:pur ch’io non sia di costui tôrre astretta,volubil piú che foglia anco sia detta. —
102Queste parole et altre, ch’interrotteda sospiri e da pianti erano spesso,seguí dicendo tutta quella nottech’all’infelice giorno venne appresso.Ma poi che dentro alle cimerie grottecon l’ombre sue Notturno fu rimesso,il ciel, ch’eternamente avea volutofarla di Ruggier moglie, le diè aiuto.
103Fe’ la mattina la donzella altieraMarfisa inanzi a Carlo comparire,dicendo ch’al fratel suo Ruggier erafatto gran torto, e nol volea patire,che gli fosse levata la mogliera,né pure una parola gliene dire:e contra chi si vuol di provar toglie,che Bradamante di Ruggiero è moglie.
104E inanzi agli altri, a lei provar lo vuole,quando pur di negarlo fosse ardita,ch’in sua presenzia ella ha quelle paroledette a Ruggier, che fa chi si marita;e con la cerimonia che si suole,giá sí tra lor la cosa è stabilita,che piú di sé non possono disporre,né l’un l’altro lasciar, per altri tôrre.
105Marfisa, o ’l vero o ’l falso che dicesse,pur lo dicea, ben credo con pensiero,perché Leon piú tosto interrompessea dritto e a torto, che per dire il vero,e che di volontade lo facessedi Bradamante, che a riaver Ruggieroet escluder Leon, né la piú onestané la piú breve via vedea di questa.
106Turbato il re di questa cosa molto,Bradamante chiamar fa immantinente;e quanto di provar Marfisa ha tolto,le fa sapere, et ecci Amon presente.Tien Bradamante chino a terra il volto,e confusa non niega né consente,in guisa che comprender di leggierosi può che Marfisa abbia detto il vero.
107Piace a Rinaldo, e piace a quel d’Anglantetal cosa udir, ch’esser potrá cagioneche ’l parentado non andrá piú inante,che giá conchiuso aver credea Leone;e pur Ruggier la bella Bradamantemal grado avrá de l’ostinato Amone;e potran senza lite, e senza trarladi man per forza al padre, a Ruggier darla.
108Che se tra lor queste parole stanno,la cosa è ferma, e non andrá per terra.Cosí atterrán quel che promesso gli hanno,piú onestamente e senza nuova guerra.— Questo è (diceva Amon), questo è un ingannocontra me ordito: ma ’l pensier vostro erra;ch’ancor che fosse ver quanto voi fintotra voi v’avete, io non son però vinto.
109Che prosuposto (che né ancor confesso,né vo’ credere ancor) ch’abbia costeiscioccamente a Ruggier cosí promesso,come voi dite, e Ruggiero abbia a lei;quando e dove fu questo? che piú espresso,piú chiaro e piano intenderlo vorrei.Stato so che non è, se non è statoprima che Ruggier fosse battezzato.
110Ma se gli è stato inanzi che cristianofosse Ruggier, non vo’ che me ne caglia;ch’essendo ella fedele, egli pagano,non crederò che ’l matrimonio vaglia.Non si debbe per questo essere invanoposto al risco Leon de la battaglia;né il nostro imperator credo vogli ancovenir del detto suo per questo manco.
111Quel ch’or mi dite, era da dirmi quandoera intera la cosa, né ancor fattoa prieghi di costei Carlo avea il bandoche qui Leone alla battaglia ha tratto. —Cosí contra Rinaldo e contra OrlandoAmon dicea, per rompere il contrattofra quei duo amanti; e Carlo stava a udire,né per l’un né per l’altro volea dire.
112Come si senton, s’austro o borea spira,per l’alte selve murmurar le fronde;o come soglion, s’Eolo s’adiracontra Nettunno, al lito fremer l’onde:cosí un rumor che corre e che s’aggira,e che per tutta Francia si difonde,di questo dá da dire e da udir tanto,ch’ogni altra cosa è muta in ogni canto.
113Chi parla per Ruggier, chi per Leone;ma la piú parte è con Ruggiero in lega:son dieci e piú per un che n’abbia Amone.L’imperator né qua né lá si piega;ma la causa rimette alla ragione,et al suo parlamento la delega.Or vien Marfisa, poi ch’è diferitolo sponsalizio, e pon nuovo partito;
114e dice: — Con ciò sia ch’esser non possad’altri costei, fin che ’l fratel mio vive;se Leon la vuol pur, suo ardire e possaadopri sí, che lui di vita prive:e chi manda di lor l’altro alla fossa,senza rivale al suo contento arrive. —Tosto Carlo a Leon fa intender questo,come anco intender gli avea fatto il resto.
115Leon che, quando seco il cavallierodel lïocorno sia, si tien sicurodi riportar vittoria di Ruggiero,né gli abbia alcun assunto a parer duro;non sappiendo che l’abbia il dolor fierotratto nel bosco solitario e oscuro,ma che, per tornar tosto, uno o due migliasia andato a spasso, il mal partito piglia.
116Ben se ne pente in breve; che coluidel qual piú del dover si promettea,non comparve quel dí, né gli altri duiche lo seguîr, né nuova se n’avea;e tor questa battaglia senza luicontra Ruggier, sicur non gli parea:mandò, per schivar dunque danno e scorno,per trovar il guerrier dal lïocorno.
117Per cittadi mandò, ville e castella,d’appresso e da lontan, per ritrovarlo;né contento di questo, montò in sellaegli in persona, e si pose a cercarlo.Ma non n’avrebbe avuto giá novella,né l’avria avuta uomo di quei di Carlo,se non era Melissa che fe’ quantomi serbo a farvi udir ne l’altro canto.

Glossario

lïocorno
unicorno.
scorno
vergogna, umiliazione.
brando
spada.
austro
vento del sud; anche il sud.
speme
speranza.
tuttavolta
intanto, nel frattempo; continuamente.
sempremai
sempre, in ogni momento.
destriero
cavallo da battaglia.
steccato
recinto di legno in cui si combattono duelli e giostre.
arcione
la parte rialzata della sella, davanti e dietro al cavaliere; la sella stessa.
osbergo
corazza, armatura del busto.
sopraveste
veste portata sopra l’armatura, spesso con i colori e l’insegna del cavaliere.
borea
vento del nord.
piastra
lastra di ferro dell’armatura.
maglia
armatura fatta di anellini di ferro intrecciati.
stami
i fili della vita che, secondo il mito, le Parche filano e tagliano.
ronzino
cavallo da poco, di scarso valore.

A cura di Daniel Kaiser, aggiornato il .