Scrittore, Trieste 1861 – Motta di Livenza 1928

Italo Svevo

Aron Hector Schmitz, che diventerà noto con lo pseudonimo di Italo Svevo, nasce a Trieste nel 1861, quando la città fa ancora parte dell'Impero austro-ungarico, in una famiglia della borghesia ebraica dedita al commercio. Lo pseudonimo scelto in seguito dallo scrittore, che…

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  • NomeAron Hector Schmitz
  • EpocaNovecento

Le opere

Romanzi 1 opera

Vita

Aron Hector Schmitz, che diventerà noto con lo pseudonimo di Italo Svevo, nasce a Trieste nel 1861, quando la città fa ancora parte dell'Impero austro-ungarico, in una famiglia della borghesia ebraica dedita al commercio. Lo pseudonimo scelto in seguito dallo scrittore, che unisce l'aggettivo italiano a quello riferito alla Svevia tedesca, rispecchia la sua duplice formazione culturale, italiana e mitteleuropea, tipica della Trieste multietnica di fine Ottocento. Compie parte degli studi commerciali in Germania, per poi tornare a Trieste e impiegarsi come corrispondente in una banca cittadina, la Unionbank, impiego che manterrà per quasi vent'anni conciliandolo con l'attività di scrittore.

Nei primi anni di attività letteraria Svevo pubblica a proprie spese due romanzi che restano pressoché ignorati dalla critica e dal pubblico: Una vita, uscito nel 1892, storia dell'impiegato Alfonso Nitti, segnato da un'inettitudine esistenziale che diventerà tratto caratteristico dei suoi protagonisti, e Senilità, pubblicato nel 1898, incentrato sulla relazione tormentata tra Emilio Brentani e la giovane Angiolina. Di fronte a questo doppio insuccesso, profondamente segnato dall'indifferenza della critica, Svevo si allontana per lungo tempo dalla scrittura letteraria, dedicandosi quasi esclusivamente all'attività imprenditoriale, entrato nel frattempo, dopo il matrimonio con la cugina Livia Veneziani, nell'azienda di vernici sottomarine della famiglia della moglie, per la quale viaggia anche a Londra.

Un episodio decisivo per la sua formazione e per la sua fortuna futura è l'incontro, a Trieste, con lo scrittore irlandese James Joyce, allora insegnante privato di inglese, da cui Svevo prende lezioni a partire dal primo decennio del Novecento. Joyce legge i romanzi giovanili di Svevo, ne intuisce il valore e diventa un sostenitore convinto della sua opera, un'amicizia che si rivelerà preziosa quando, nel 1923, Svevo pubblica, sempre a proprie spese, il suo capolavoro, La coscienza di Zeno, scritto tra il 1919 e il 1923: il romanzo, costruito come il diario terapeutico redatto da Zeno Cosini su richiesta del proprio psicoanalista, adotta con originalità le suggestioni della psicoanalisi allora in diffusione per costruire un ritratto ironico e spietato dell'inettitudine borghese.

Anche questa volta l'accoglienza in Italia è inizialmente tiepida, ma grazie all'interessamento di Joyce presso alcuni ambienti letterari francesi e, soprattutto, a una recensione entusiasta pubblicata nel 1925 dal giovane Eugenio Montale, il romanzo comincia a essere rivalutato e Svevo, ormai vicino ai sessantacinque anni, conosce finalmente un tardivo ma pieno riconoscimento come una delle voci più originali della narrativa europea del Novecento. Muore nel 1928 a Motta di Livenza, in un incidente automobilistico, pochi anni dopo aver visto affermarsi la propria opera, che oggi è considerata tra i vertici della narrativa psicologica italiana ed europea del primo Novecento.

Cronologia

  1. 1861Nasce a Trieste
  2. 1919–1923La coscienza di ZenoRomanzo, prima edizione 1923
  3. 1928Muore a Motta di Livenza