Di cosa parla
La coscienza di Zeno, scritto tra il 1919 e il 1923 e pubblicato in quell’anno, è il terzo romanzo di Svevo. È costruito come le memorie che il protagonista, Zeno Cosini, scrive su richiesta del proprio psicoanalista, il dottor S., che decide di pubblicarle per vendetta dopo che Zeno ha interrotto la cura. I capitoli, organizzati per temi più che in ordine cronologico, ripercorrono i nodi centrali della vita di Zeno: il vizio del fumo e i continui, falliti tentativi di smettere, il rapporto irrisolto con il padre morente, il matrimonio con Augusta dopo il rifiuto della sorella Ada, la relazione con l’amante Carla e la sfortunata associazione commerciale con il cognato Guido. Zeno è un inetto come i protagonisti dei romanzi precedenti di Svevo, ma a differenza loro sembra sopravvivere proprio grazie alla propria incapacità di adattarsi.
Il romanzo introduce in Italia i temi della psicoanalisi freudiana e li piega a una scrittura ironica, che mette in dubbio la possibilità stessa di raccontare la verità su di sé: la memoria di Zeno è parziale, autoingannevole, sempre pronta a giustificarlo. Per la struttura non lineare, l’uso del monologo interiore e la messa in discussione delle categorie di salute e malattia, La coscienza di Zeno è considerato il capitolo più importante del romanzo italiano del Novecento e uno dei testi che avvicinano la nostra narrativa alle esperienze europee di Joyce e Proust. Il libro segna anche la piena affermazione critica di Svevo, fino ad allora un autore quasi sconosciuto.