Cosa succede
A metà della sua vita Dante si ritrova in una selva oscura, perché ha smarrito la strada giusta, e non sa dire come vi sia entrato. Il canto si svolge fuori dall’Inferno: non ci sono ancora cerchi né dannati. Uscito dalla valle, Dante arriva ai piedi di un colle con la cima già illuminata dal sole; la paura si calma e lui si volta a guardare il passo appena superato, come un naufrago che dalla riva fissa l’acqua pericolosa da cui è uscito.
Comincia a salire, ma gli sbarra la strada una lonza dal pelo maculato. È mattina, in primavera, e l’ora e la stagione gli fanno sperare di superarla; subito però compare un leone a testa alta e poi una lupa magrissima, carica di ogni brama, che lo respinge a poco a poco verso il basso, «lá dove ’l sol tace» (v. 60). Dante perde la speranza di arrivare in cima.
Mentre precipita, gli appare un’ombra. È Virgilio, nato da genitori mantovani al tempo di Giulio Cesare, vissuto a Roma sotto Augusto e autore del poema su Enea. Dante lo riconosce come il maestro da cui ha imparato lo stile che gli ha dato onore e gli chiede aiuto contro la lupa. Virgilio spiega che deve seguire un’altra strada: la lupa uccide chi prova a passare e non si sazia mai, finché non verrà il Veltro, che si nutrirà di sapienza, amore e virtù e la ricaccerà nell’Inferno. Poi si offre di guidarlo attraverso un luogo eterno, dove vedrà i dannati e poi le anime che soffrono nel fuoco sperando di salire tra i beati; fino ai beati lo accompagnerà un’anima più degna, perché a Virgilio, che non ha seguito la legge di Dio, è negato l’ingresso nella sua città. Dante accetta e si mette in cammino dietro di lui.
Perché è importante
Il canto fa da proemio all’intera Commedia e va letto su due piani. La selva è la condizione di chi vive nel peccato, il colle illuminato la salvezza, le tre fiere gli ostacoli che la impediscono: i commentatori le collegano di solito alla lussuria, alla superbia e all’avarizia, mentre sull’identità del Veltro, un salvatore atteso, non c’è accordo. Il viaggio si colloca nella primavera del 1300, quando Dante aveva trentacinque anni.
Virgilio annuncia già le tre cantiche e il cambio di guida che avverrà prima del Paradiso. Il canto II riprende il racconto dalla sera dello stesso giorno, con i dubbi di Dante e la spiegazione di chi ha mandato Virgilio; il canto III porta i due alla porta dell’Inferno. La lonza tornerà nel canto XVI, quando Dante ricorderà di aver sperato di catturarla con la corda che porta ai fianchi.
Passi da ricordare
«Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita» (vv. 1-3): l’attacco del poema, dove la crisi di un uomo diventa, con «nostra», quella di tutti.
«Ed una lupa, che di tutte brame / sembiava carca ne la sua magrezza» (vv. 49-50): la magrezza della terza fiera rende visibile un desiderio che non trova mai sazietà.
«tu se’ lo mio maestro e ’l mio autore» (v. 85): Dante dichiara il suo debito poetico verso Virgilio prima ancora di seguirlo come guida.
«Allor si mosse, e io li tenni retro» (v. 136): l’ultimo verso fissa il rapporto tra il maestro che apre la strada e il discepolo che lo segue.