Libri di dominio pubblico

Riassunto

Riassunto: Inferno, Canto XV

Cosa succede

Dante e Virgilio avanzano sull’argine di pietra del ruscello, protetti dal vapore che spegne le fiamme, ancora nel terzo girone del settimo cerchio. Incontrano una schiera di anime che camminano sotto la pioggia di fuoco e li osservano aguzzando lo sguardo, come un vecchio sarto che infila l’ago.

Uno di loro riconosce Dante e lo afferra per il lembo della veste. Nonostante il volto bruciato, Dante lo riconosce: è Brunetto Latini. Poiché chi si ferma deve poi giacere cent’anni sotto il fuoco, Brunetto cammina sulla sabbia accanto all’argine, e Dante procede a capo chino, in segno di rispetto. Alla domanda su come sia arrivato lì, Dante racconta di essersi smarrito in una valle e di essere guidato da Virgilio.

Brunetto gli predice che, se seguirà la sua stella, arriverà a un porto glorioso. Aggiunge però che il popolo ingrato di Firenze, disceso anticamente da Fiesole, gli diventerà nemico per il suo agire onesto; entrambe le parti lo vorranno per sé, ma dovrà tenersene lontano. Dante ricorda con affetto la cara immagine paterna del maestro, che gli insegnava come l’uomo si rende eterno, e dichiara di essere pronto ad affrontare la Fortuna con la coscienza pulita; conserverà la profezia perché gliela spieghi una donna che saprà farlo. Virgilio approva.

Dante chiede chi siano i compagni di Brunetto. Sono chierici e letterati famosi, macchiati dallo stesso peccato: tra loro il grammatico Prisciano, il giurista Francesco d’Accorso e un ecclesiastico trasferito dal papa dall’Arno al Bacchiglione. Vedendo arrivare un altro gruppo, Brunetto raccomanda a Dante il suo Tesoro, in cui vive ancora, e corre via veloce come chi vince la corsa del drappo verde a Verona.

Perché è importante

Brunetto Latini, notaio e uomo politico fiorentino, scrisse in francese il Tresor, un’enciclopedia del sapere, e fu per Dante una guida intellettuale e civile più che un maestro di scuola. Il canto è segnato da un contrasto: Dante colloca il maestro tra i violenti contro natura, che il canto XI associava a Sodoma, ma gli rivolge parole di affetto e riconoscenza che non usa per nessun altro dannato. L’ecclesiastico trasferito a Vicenza è, secondo i commentatori, il vescovo Andrea de’ Mozzi.

La profezia di Brunetto continua la serie iniziata da Ciacco nel canto VI e proseguita da Farinata nel X, e Dante ne rinvia la spiegazione a Beatrice, come gli aveva indicato Virgilio. Il tema della fama che sopravvive alla morte, già presente tra i poeti del Limbo nel canto IV, torna nel canto XVI, dove tre fiorentini dello stesso girone chiedono a Dante di essere ricordati.

Passi da ricordare

«Siete voi qui, ser Brunetto?» (v. 30): la domanda di Dante unisce sorpresa, rispetto e dolore.

«Se tu segui tua stella, / non puoi fallire a glorioso porto» (vv. 55-56): Brunetto riconosce il destino eccezionale del discepolo.

«m’insegnavate come l’uom s’eterna» (v. 85): Dante ringrazia il maestro per avergli insegnato che l’uomo vince la morte con le opere e la fama.

«Sieti raccomandato il mio Tesoro, / nel qual io vivo ancora» (vv. 119-120): Brunetto affida la sua sopravvivenza al libro che ha scritto.