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Riassunto

Riassunto: Gerusalemme liberata

Cosa succede

Il poema si apre con la dichiarazione dell’argomento, le armi pietose e il capitano che liberò il sepolcro di Cristo, con l’invocazione a una Musa celeste e con la dedica ad Alfonso d’Este. Nel canto I la crociata è ormai al sesto anno: Dio manda l’arcangelo Gabriele da Goffredo di Buglione, a Tortosa, e i principi cristiani lo eleggono loro capo. Goffredo passa in rassegna l’esercito, in cui spiccano Tancredi e il giovane Rinaldo, e lo guida verso Gerusalemme, mentre il re della città, Aladino, si allarma.

Nel canto II, dopo il fallimento di un incantesimo del mago Ismeno, Aladino decide di uccidere tutti i cristiani della città; per salvarli la giovane Sofronia si accusa di una colpa che non ha commesso, e Olindo, che la ama in silenzio, vuole morire con lei. I due sono già sul rogo quando la guerriera Clorinda ottiene la loro liberazione. Arrivano poi al campo cristiano gli ambasciatori del re d’Egitto, Alete e Argante; Goffredo rifiuta le loro proposte e Argante dichiara guerra. Nel canto III l’esercito giunge in vista di Gerusalemme. Durante il primo scontro Tancredi fa cadere l’elmo a Clorinda e riconosce la donna di cui si è innamorato vedendola a una fonte; dalle mura lo osserva Erminia, una principessa pagana che lo ama. Argante uccide Dudone, capo dei cavalieri avventurieri, e Goffredo fa tagliare gli alberi di un’antica selva per costruire le macchine d’assedio.

Nel canto IV Plutone riunisce i demòni e li scatena contro i cristiani; il mago Idraote manda al campo la bellissima Armida, che con un racconto inventato ottiene da Goffredo l’aiuto di dieci cavalieri. Nel canto V il principe Gernando, che aspira al comando degli avventurieri, insulta Rinaldo e ne viene ucciso: Rinaldo, che non accetta di essere messo in catene, lascia il campo, e Armida parte portando con sé molti più cavalieri di quelli promessi. Nel canto VI Argante sfida i cristiani a duello; Tancredi lo affronta, ma la notte interrompe il combattimento. Erminia, per curare Tancredi ferito, esce di notte dalla città indossando le armi di Clorinda.

Scoperta, Erminia fugge e nel canto VII trova rifugio presso una famiglia di pastori; Tancredi, che la insegue credendola Clorinda, cade nella prigione incantata di Armida. Argante combatte con il vecchio Raimondo, protetto da un angelo, finché una tempesta scatenata dai demòni interrompe il duello. Nel canto VIII si diffonde la falsa notizia della morte di Rinaldo, e la Furia Aletto spinge i soldati italiani alla rivolta contro Goffredo, che li placa con la sola autorità della parola. Nel canto IX Solimano, antico re dei Turchi, assale di notte il campo, ma l’arcangelo Michele scaccia i demòni e i cavalieri liberati dalla prigionia di Armida tornano a combattere. Nel canto X Ismeno introduce Solimano in città, mentre al campo Goffredo ascolta il racconto degli errori dei suoi cavalieri e si scopre che Rinaldo è vivo, e Pietro l’Eremita profetizza la gloria dei suoi discendenti.

Nel canto XI i cristiani, dopo una processione, tentano il primo assalto alle mura; Clorinda ferisce Goffredo con una freccia, e un angelo lo guarisce. Il canto XII è dedicato alla fine di Clorinda. Il vecchio servitore Arsete le rivela la sua origine: è figlia del re d’Etiopia, e la madre aveva voluto che fosse battezzata. Quella notte Clorinda e Argante escono dalla città e incendiano la torre d’assedio dei cristiani; rimasta chiusa fuori dalle porte, Clorinda si scontra con Tancredi, che non la riconosce sotto le armi. Ferita a morte, chiede il battesimo; Tancredi le scioglie l’elmo, la riconosce e la battezza, e lei muore serena. Nel canto XIII Ismeno affida la selva ai demòni: i cavalieri fuggono spaventati, e Tancredi, colpendo un cipresso, sente la voce di Clorinda e rinuncia. Il campo soffre per la siccità finché le preghiere di Goffredo ottengono la pioggia.

Nei canti XIV-XVI la vicenda segue Rinaldo. Un sogno rivela a Goffredo che Rinaldo deve essere richiamato, e i cavalieri Carlo e Ubaldo, guidati da un mago, partono per cercarlo. Su una nave condotta da una fanciulla prodigiosa oltrepassano le colonne d’Ercole e raggiungono l’isola di Armida; superano mostri e seduzioni ed entrano nel giardino incantato, dove Rinaldo vive con la maga. Quando i due gli mostrano il suo riflesso in uno scudo lucente, Rinaldo si vergogna della propria mollezza e parte, nonostante le preghiere e poi le maledizioni di Armida, che distrugge il palazzo e fugge in volo.

Nel canto XVII il re d’Egitto passa in rassegna a Gaza un esercito immenso, e Armida si offre in premio a chi ucciderà Rinaldo; questi riceve intanto armi fatate e uno scudo con le imprese dei suoi antenati. Nel canto XVIII Rinaldo torna al campo, è perdonato da Goffredo, prega all’alba sul monte Oliveto e vince gli incantesimi della selva. Con il legno recuperato si costruiscono le macchine, e l’assalto finale, sostenuto dall’aiuto del cielo, porta i cristiani dentro Gerusalemme; Aladino si ritira nella rocca. Nel canto XIX Tancredi uccide Argante in duello. Vafrino, mandato a spiare gli Egiziani, incontra Erminia, che gli rivela un complotto contro Goffredo; tornando, i due trovano Tancredi svenuto per le ferite, ed Erminia lo cura fasciandogli le piaghe con i suoi capelli.

Nel canto XX arriva l’esercito egiziano e si combatte la battaglia decisiva. Solimano e Aladino escono dalla rocca: Raimondo uccide il re e innalza la bandiera sulla torre, Rinaldo uccide Solimano. Rinaldo raggiunge poi Armida, disperata, le promette di rimetterla sul trono e ottiene che lei si arrenda. Goffredo uccide il comandante egiziano Emireno e, con la luce che ancora resta, entra nella città liberata, dove adora il Santo Sepolcro e scioglie il suo voto.

Perché è importante

La Gerusalemme liberata è il grande poema eroico del secondo Cinquecento. Tasso sceglie un fatto storico, la conquista di Gerusalemme nella prima crociata, del 1099, e costruisce la trama attorno a un’azione principale e a un solo capitano, secondo le regole che i letterati del tempo ricavavano dalla Poetica di Aristotele. Accanto alla guerra conserva però gli amori, i duelli e gli incanti del romanzo cavalleresco, riconducendo il meraviglioso alla religione: angeli e demòni intervengono per volontà di Dio o contro di essa. Nel proemio lo dichiara lui stesso, chiedendo perdono alla Musa se «S’intesso fregj al ver, s’adorno in parte / D’altri diletti» (canto I, vv. 15-16), come si addolcisce l’orlo del bicchiere per far bere una medicina amara.

Il poema celebra la vittoria della fede, ma la sua forza sta nella tensione tra l’impresa comune e le passioni dei singoli. Rinaldo e Tancredi si allontanano dal dovere per amore o per orgoglio e devono ritrovare la strada; Clorinda, Erminia e Armida, le figure femminili, portano nel campo di battaglia il desiderio, la malinconia e la morte. La lingua è solenne e insieme musicale, ricca di effetti sonori, di contrasti e di scene notturne.

L’opera è legata alla corte degli Estensi di Ferrara, a cui è dedicata e di cui Rinaldo è presentato come antenato. È anche il frutto del clima religioso successivo al Concilio di Trento: Tasso sottopose il poema a revisori e rimase tormentato dai dubbi sulla sua ortodossia, fino a riscriverlo, anni dopo, come Gerusalemme conquistata. Pubblicata nel 1581, la Liberata ebbe subito un successo enorme e divenne un modello per la poesia, la pittura e il teatro musicale europei.

Passi da ricordare

«Canto l’arme pietose, e ’l Capitano / Che ’l gran sepolcro liberò di Cristo.» (canto I, vv. 1-2): la protasi annuncia un poema di guerra religiosa, costruito attorno a un solo capitano, Goffredo.

«Amico hai vinto; io ti perdon: perdona / Tu ancora, al corpo no che nulla pave» (canto XII, vv. 521-522): Clorinda, ferita a morte, perdona Tancredi e gli chiede il battesimo.

«Cogliam d’Amor la rosa: amiamo or quando / Esser si puote riamato amando.» (canto XVI, vv. 119-120): nel giardino di Armida un uccello canta l’invito a godere dell’amore finché dura la giovinezza.

«Ecco l’ancilla tua: d’essa a tuo senno / Dispon (gli disse) e le fia legge il cenno.» (canto XX, vv. 1087-1088): Armida si arrende a Rinaldo con le parole di Maria nell’Annunciazione, che lasciano intravedere la sua conversione.

«e quì devoto / Il gran sepolcro adora, e scioglie il voto.» (canto XX, vv. 1151-1152): l’ultimo verso del poema chiude il cerchio aperto dalla protasi, con Goffredo davanti al Sepolcro.