Il castagno
a Francesco Pellegrini
i
Quando sfioriva e rinverdiva il melo,quando s’apriva il fiore del cotogno,il greppo, azzurro, somigliava un cielovisto nel sogno;
brullo io te vidi; e già per ogni ripaerano colte tutte le vïole,e tu lasciavi ai cesti ed alla stipatutto il tuo sole;
e, pio castagno, i rami dalla brumaancora appena e dal nevischio vivi,a mano a mano d’una lieve spumaverde coprivi.
Ma poi, vedendo sotto il fascio grevele montanine tergersi la fronte,tu che le sai da quando per la nevescendono il monte,
ecco, pietoso tu di lor, tessestilungo i torrenti, all’orlo dei burroni,una fredda ombra, che gemè di mesticannareccioni.
ii
E qualche cosa già nell’aspro cardochiuso ascondevi, come l’avo buonoche nell’irsuta mano cela un tardofacile dono.
Ai primi freddi, quando il buon villanorinumerò tutti i suoi bimbi al fuoco,e con lui lungamente il tramontanobrontolò roco;
e tu quei cardi, in mezzo alle procelle,spargesti sopra l’erica ingiallita,e li schiudevi per pietà di quellepovere dita....
Tutti spargesti i cardi irti e le frondefragili, e tutto portò via festantela grama turba. Nudo con le monderame, o gigante,
stavi, e vedevi tu la vite e il melovestiti d’oro e porpora al riflessogià delle nevi, e per lo scialbo cielonero il cipresso.
iii
Per te i tuguri sentono il tumultoor del paiolo che inquïeto oscilla;per te la fiamma sotto quel singultocrepita e brilla;
tu, pio castagno, solo tu, l’assaidoni al villano che non ha che il sole;tu solo il chicco, il buon di più, tu dàialla sua prole;
ha da te la sua bruna vaccherellatiepido il letto e non desìa la stoppia;ha da te l’avo tremulo la bellafiamma che scoppia.
Scoppia con gioia stridula la scorzade’ rami tuoi, co’ frutti tuoi la gratapentola brontola. Il vento fa forzanell’impannata.
Nevica su le candide montagne,nevica ancora. Lieto è l’avo, e breveaugura, e dice: Tante più castagne,quanta più neve.