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Riassunto

Riassunto: Orlando furioso

Cosa succede

Il poema si apre con la protasi: il narratore canterà donne, cavalieri, armi e amori al tempo in cui i Mori d’Africa, guidati dal re Agramante, invasero la Francia per vendicare la morte di Troiano su Carlo Magno. Promette di raccontare anche come Orlando impazzì per amore e dedica l’opera a Ippolito d’Este, di cui celebrerà l’antenato Ruggiero. La vicenda riprende i personaggi dell’Orlando innamorato di Boiardo e segue molte storie insieme, lasciandole e riprendendole di canto in canto.

Nel canto I Carlo Magno, per mettere fine alla rivalità tra Orlando e il cugino Rinaldo, entrambi innamorati di Angelica, ha affidato la principessa al duca di Baviera, promettendola a chi dei due si fosse distinto in battaglia. Ma i cristiani vengono sconfitti e Angelica fugge nel bosco, dove incontra uno dopo l’altro Rinaldo, il saraceno Ferraù e il re Sacripante; poco dopo la guerriera Bradamante, sorella di Rinaldo, disarciona Sacripante.

Nei canti II-VIII il racconto segue soprattutto Bradamante e il guerriero saraceno Ruggiero, che lei ama. Tradita dal conte Pinabello, Bradamante cade in una grotta dove si trova la tomba del mago Merlino, e la maga Melissa le mostra la gloriosa discendenza che nascerà dalle sue nozze con Ruggiero, cioè la casa d’Este (III). Con un anello magico vince il mago Atlante, che teneva Ruggiero prigioniero in un castello (IV), ma l’ippogrifo, il cavallo alato di Atlante, porta via il giovane fino all’isola della maga Alcina, che lo seduce (VI). Melissa gli fa avere l’anello: grazie a esso Ruggiero vede il vero aspetto di Alcina, una vecchia ripugnante, e fugge verso il regno della saggia Logistilla (VII-X).

Intanto Angelica viene rapita dagli abitanti dell’isola di Ebuda, che offrono le donne più belle in pasto a un’orca, e Orlando lascia Parigi assediata per cercarla (VIII). Lungo la strada aiuta Olimpia, erede della contea d’Olanda, sconfiggendo il re Cimosco, che combatte con un’arma da fuoco, e getta l’arma in fondo al mare (IX); ma Bireno, il marito per cui Olimpia ha sacrificato tutto, la abbandona su un’isola deserta (X). Ruggiero, in volo sull’ippogrifo, libera Angelica legata allo scoglio (X); lei però gli sfugge rendendosi invisibile con l’anello, mentre Orlando uccide l’orca e salva Olimpia, esposta a sua volta al mostro (XI). Nel canto XII molti cavalieri finiscono nel palazzo incantato di Atlante, dove ciascuno insegue invano ciò che desidera.

Nei canti XIV-XVIII si combatte la battaglia di Parigi. L’arcangelo Michele, per ordine di Dio, porta la Discordia nel campo saraceno (XIV); il feroce Rodomonte entra da solo in città e fa strage, mentre Rinaldo arriva con i rinforzi inglesi (XVI-XVII). Nella notte due giovani soldati saraceni, Cloridano e Medoro, escono a cercare il corpo del loro signore Dardinello per seppellirlo; sorpresi dai nemici, Cloridano muore e Medoro resta gravemente ferito (XVIII-XIX). Angelica lo trova, lo cura, se ne innamora e lo sposa nella casa di un pastore; poi i due partono per il Catai (XIX).

Nel canto XXII Astolfo, con il suo corno magico, mette fine agli incanti del palazzo di Atlante. Nel canto XXIII Orlando giunge nel luogo dove Angelica e Medoro hanno vissuto il loro amore: vede i loro nomi incisi sugli alberi e in una grotta, e il pastore che li ha ospitati gli racconta la storia e gli mostra il gioiello che Angelica gli ha lasciato. Dopo tre giorni di disperazione Orlando impazzisce: si strappa le armi e le vesti e sradica gli alberi; nel canto XXIV comincia a vagare devastando campagne e uccidendo uomini e animali.

La guerra continua tra discordie e duelli. Zerbino muore difendendo da Mandricardo le armi abbandonate da Orlando (XXIV); la sua compagna Isabella, caduta nelle mani di Rodomonte, preferisce farsi uccidere con un inganno piuttosto che cedergli (XXIX). Intanto Astolfo, sull’ippogrifo, raggiunge l’Etiopia, libera il re Senapo dalle arpie e le insegue fino alla bocca dell’Inferno (XXXIII-XXXIV); sale poi al Paradiso terrestre, e da lì san Giovanni lo conduce sul carro di Elia fino alla Luna. In un vallone lunare si raccoglie tutto ciò che gli uomini perdono sulla terra: Astolfo trova le ampolle che contengono il senno e prende quella di Orlando (XXXIV).

Nei canti XXXVI-XLII la guerra arriva alla fine. Ruggiero e Marfisa scoprono di essere fratelli (XXXVI); Astolfo guida un esercito in Africa e restituisce il senno a Orlando facendogli aspirare il contenuto dell’ampolla (XXXIX); i cristiani assediano Biserta (XL). Lo scontro decisivo è un duello di tre contro tre sull’isola di Lipadusa: Orlando, Brandimarte e Oliviero affrontano Agramante, Gradasso e Sobrino; Brandimarte muore, ma Orlando uccide Agramante e Gradasso (XLI-XLII). Ruggiero, scampato a un naufragio, riceve il battesimo da un eremita (XLI), e Rinaldo guarisce dall’amore per Angelica (XLII).

Negli ultimi canti resta da risolvere la storia di Ruggiero e Bradamante. Il padre di lei, Amone, l’ha promessa a Leone, figlio dell’imperatore di Costantinopoli, e Bradamante dichiara che sposerà soltanto chi saprà vincerla in duello (XLIV). Ruggiero parte per combattere i Greci, viene fatto prigioniero e liberato proprio da Leone, e per gratitudine accetta di battersi al suo posto contro Bradamante (XLV). Quando Leone scopre la verità rinuncia alla sposa, e Ruggiero, a cui i Bulgari offrono la corona, può sposare Bradamante (XLVI). Durante la festa compare Rodomonte, che lo accusa di tradimento: nel duello Ruggiero lo uccide, e il poema si chiude con l’anima del saraceno che fugge verso l’Acheronte.

Perché è importante

L’Orlando furioso è un poema cavalleresco in quarantasei canti di ottave, pubblicato per la prima volta nel 1516 e riveduto fino all’edizione definitiva del 1532. Ariosto riprende il mondo e i personaggi di Boiardo, ma li governa con una tecnica nuova: le storie si intrecciano, si interrompono nel momento di maggiore tensione e riprendono molti canti dopo. Il narratore interviene di continuo: apre i canti con riflessioni morali, commenta i fatti con ironia, si rivolge al suo signore e ai lettori. Il risultato è un racconto in cui battaglie, avventure fantastiche, novelle e momenti patetici convivono in equilibrio.

Sotto la superficie avventurosa, il poema descrive gli uomini come esseri guidati dal desiderio: quasi tutti inseguono qualcosa che sfugge, una donna, un cavallo, una spada, la gloria, e si perdono in inganni e illusioni. La follia di Orlando, il più saggio dei paladini, mostra quanto la ragione umana sia fragile, e il viaggio di Astolfo sulla Luna rovescia la prospettiva: lassù si ritrovano le cose perse sulla terra, dalle preghiere inascoltate ai favori dei principi. Lo sguardo di Ariosto è ironico ma non cinico, e lascia spazio alla cortesia, alla fedeltà e all’amore.

L’opera nasce alla corte degli Estensi di Ferrara, che il poeta serviva, e ha anche uno scopo celebrativo: Ruggiero e Bradamante sono presentati come i capostipiti della casata. Ariosto non ignora il suo tempo: nei proemi e nelle digressioni compaiono le guerre d’Italia, la crudeltà dei soldati mercenari, le armi da fuoco che cancellano l’antico valore dei cavalieri. Nell’ultima edizione rivide la lingua sul modello del toscano letterario proposto da Pietro Bembo, e il poema divenne uno dei testi più letti e imitati del Rinascimento europeo.

Passi da ricordare

«Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto» (canto I, ottava 1): la protasi unisce la materia guerresca a quella amorosa e cortese, e annuncia la varietà del poema.

«Non son, non sono io quel che paio in viso: / quel ch’era Orlando è morto et è sotterra» (canto XXIII, ottava 128): Orlando, sul punto di impazzire, sente di non essere più sé stesso.

«ciò che si perde qui, lá si raguna» (canto XXXIV, ottava 73): nel vallone della Luna si raccoglie tutto ciò che gli uomini perdono sulla terra, compreso il senno.

«tutto il votò: maraviglioso caso! / che ritornò la mente al primier uso» (canto XXXIX, ottava 57): Orlando aspira il senno dall’ampolla portata da Astolfo e torna in sé.

«bestemmiando fuggí l’alma sdegnosa, / che fu sí altiera al mondo e sí orgogliosa» (canto XLVI, ottava 140): l’ultima ottava chiude il poema con la morte di Rodomonte, ucciso da Ruggiero.