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Canti

La sera del dì di festa

46 versicirca 3 minutiAnalisiParafrasi

Dolce e chiara è la notte e senza vento,e queta sovra i tetti e in mezzo agli ortiposa la luna, e di lontan rivelaserena ogni montagna. O donna mia,giá tace ogni sentiero, e pei balconirara traluce la notturna lampa:tu dormi, ché t’accolse agevol sonnonelle tue chete stanze; e non ti mordecura nessuna; e giá non sai né pensiquanta piaga m’apristi in mezzo al petto.Tu dormi: io questo ciel, che sí benignoappare in vista, a salutar m’affaccio,e l’antica natura onnipossente,che mi fece all’affanno. — A te la spemenego — mi disse, — anche la speme; e d’altronon brillin gli occhi tuoi se non di pianto. —Questo dí fu solenne: or da’ trastulliprendi riposo; e forse ti rimembrain sogno a quanti oggi piacesti, e quantipiacquero a te: non io, non giá ch’io speri,al pensier ti ricorro. Intanto io chieggoquanto a viver mi resti, e qui per terrami getto, e grido, e fremo. O giorni orrendiin cosí verde etate! Ahi! per la viaodo non lunge il solitario cantodell’artigian, che riede a tarda notte,dopo i sollazzi, al suo povero ostello;e fieramente mi si stringe il core,a pensar come tutto al mondo passa,e quasi orma non lascia. Ecco è fuggitoil dí festivo, ed al festivo il giornovolgar succede, e se ne porta il tempoogni umano accidente. Or dov’è il suonodi que’ popoli antichi? or dov’è il gridode’ nostri avi famosi, e il grande imperodi quella Roma, e l’armi, e il fragoríoche n’andò per la terra e l’oceáno?Tutto è pace e silenzio, e tutto posail mondo, e piú di lor non si ragiona.Nella mia prima etá, quando s’aspettabramosamente il dí festivo, or posciach’egli era spento, io doloroso, in veglia,premea le piume; ed alla tarda notteun canto, che s’udía per li sentierilontanando morire a poco a poco,giá similmente mi stringeva il core.

Glossario

speme
speranza.
rimembrar
ricordare, ricorda; il ricordo.
ostello
casa, dimora.

A cura di Daniel Kaiser, aggiornato il .