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Parafrasi

Parafrasi: La sera del dì di festa

Dolce e chiara è la notte e senza vento,e queta sovra i tetti e in mezzo agli ortiposa la luna, e di lontan rivelaserena ogni montagna. O donna mia,

La notte è dolce e limpida, e non c’è vento; la luna si posa tranquilla sopra i tetti e in mezzo agli orti, e da lontano mostra nitida ogni montagna.

giá tace ogni sentiero, e pei balconirara traluce la notturna lampa:tu dormi, ché t’accolse agevol sonnonelle tue chete stanze; e non ti mordecura nessuna; e giá non sai né pensiquanta piaga m’apristi in mezzo al petto.

O donna mia, ormai ogni sentiero è silenzioso, e dalle finestre traspare soltanto qua e là la luce di qualche lume notturno: tu dormi, perché un sonno facile ti ha accolta nelle tue stanze tranquille; nessuna preoccupazione ti tormenta; e non sai né immagini quanto profonda sia la ferita che mi hai aperto in mezzo al petto.

Tu dormi: io questo ciel, che sí benignoappare in vista, a salutar m’affaccio,e l’antica natura onnipossente,che mi fece all’affanno. — A te la spemenego — mi disse, — anche la speme; e d’altronon brillin gli occhi tuoi se non di pianto. —

Tu dormi: io mi affaccio a salutare questo cielo, che all’aspetto sembra così benevolo, e l’antica natura onnipotente, che mi ha fatto per soffrire. — A te nego la speranza, — mi disse, — perfino la speranza; e i tuoi occhi non brillino d’altro che di pianto. —

Questo dí fu solenne: or da’ trastulliprendi riposo; e forse ti rimembrain sogno a quanti oggi piacesti, e quantipiacquero a te: non io, non giá ch’io speri,al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo

Oggi è stato un giorno di festa: ora ti riposi dai divertimenti; e forse in sogno ricordi a quanti sei piaciuta oggi e quanti sono piaciuti a te: non sono io, e non che io lo speri, a tornarti in mente.

quanto a viver mi resti, e qui per terrami getto, e grido, e fremo. O giorni orrendiin cosí verde etate! Ahi! per la via

Intanto io mi chiedo quanto mi resti ancora da vivere, e qui mi getto a terra, e grido, e fremo. O giorni terribili, in un’età così giovane!

odo non lunge il solitario cantodell’artigian, che riede a tarda notte,dopo i sollazzi, al suo povero ostello;e fieramente mi si stringe il core,a pensar come tutto al mondo passa,e quasi orma non lascia. Ecco è fuggito

Ahi, per la strada sento, non lontano, il canto solitario dell’artigiano che torna a notte fonda, dopo gli svaghi, alla sua povera casa; e il cuore mi si stringe dolorosamente, pensando a come tutto al mondo passa e quasi non lascia traccia.

il dí festivo, ed al festivo il giornovolgar succede, e se ne porta il tempoogni umano accidente. Or dov’è il suono

Ecco, il giorno di festa è fuggito, e al giorno festivo segue quello comune, e il tempo porta via con sé ogni vicenda umana.

di que’ popoli antichi? or dov’è il gridode’ nostri avi famosi, e il grande imperodi quella Roma, e l’armi, e il fragoríoche n’andò per la terra e l’oceáno?

Dov’è ora l’eco di quei popoli antichi? Dov’è la fama dei nostri celebri antenati, e il grande impero di Roma, e le sue armi, e il fragore che si diffuse per terra e per mare?

Tutto è pace e silenzio, e tutto posail mondo, e piú di lor non si ragiona.

Tutto è pace e silenzio, tutto il mondo riposa, e di loro non si parla più.

Nella mia prima etá, quando s’aspettabramosamente il dí festivo, or posciach’egli era spento, io doloroso, in veglia,premea le piume; ed alla tarda notte

Nella mia fanciullezza, quando si aspetta con impazienza il giorno di festa, appena questo era finito io, addolorato, restavo a letto senza dormire;

un canto, che s’udía per li sentierilontanando morire a poco a poco,giá similmente mi stringeva il core.

e a notte fonda un canto, che si sentiva per i sentieri spegnersi a poco a poco allontanandosi, già allora mi stringeva il cuore allo stesso modo.