Cosa succede
Dante e Virgilio scendono verso il settimo cerchio lungo una frana di rocce, simile a quella che vicino a Trento colpì il fianco dell’Adige. In cima sta il Minotauro, custode del cerchio, che vedendoli morde se stesso per la rabbia. Virgilio lo provoca ricordandogli Teseo, che lo uccise, e mentre il mostro si dibatte come un toro colpito a morte i due corrono giù.
Virgilio spiega che la frana si formò per il terremoto che scosse l’Inferno poco prima che arrivasse colui che liberò le anime del Limbo. Poi indica il fiume di sangue bollente dove sono puniti i violenti contro il prossimo, nel primo girone. Lungo la riva corrono a migliaia i centauri, armati di arco, che trafiggono le anime che escono dal sangue più di quanto consente la loro colpa. Tre si fanno avanti: Nesso, Chirone, che allevò Achille, e Folo. Chirone si accorge che Dante muove le pietre che tocca, come i morti non fanno; Virgilio conferma che è vivo, spiega che il compito gli è stato affidato da un’anima scesa dal cielo e chiede un centauro che mostri il guado e porti Dante in groppa. Chirone manda Nesso.
Nesso mostra i tiranni, immersi fino alle ciglia: Alessandro, Dionisio, Azzolino e Opizzo d’Este, ucciso dal figliastro. Più avanti, tra le anime immerse fino alla gola, indica chi uccise un uomo «in grembo a Dio», cioè in una chiesa; poi vengono anime con il petto fuori, e molte Dante le riconosce. Il sangue si fa sempre più basso, e dove bagna solo i piedi i due passano il fiume. Nesso spiega che dall’altra parte la profondità cresce di nuovo fino ai tiranni, tra cui Attila, e ai predoni Rinier da Corneto e Rinier Pazzo; poi torna indietro.
Perché è importante
Il canto apre la serie dedicata ai violenti e applica con precisione lo schema del canto XI: chi usò violenza contro gli altri è immerso nel sangue che ha versato, più o meno a fondo secondo la gravità della colpa. I guardiani, il Minotauro e i centauri, sono creature a metà tra uomo e bestia, immagine di una violenza che rende l’uomo simile agli animali.
La spiegazione della frana collega questo canto al IV, dove Virgilio ha raccontato la discesa di Cristo nel Limbo, e alla porta forzata ricordata nel canto VIII. Nesso fa invece da ponte con il canto XIII: il centauro non è ancora tornato indietro quando i due entrano nel bosco dei suicidi.
Passi da ricordare
«Oh cieca cupidigia e ira folle» (v. 49): l’esclamazione del poeta indica le due passioni che spingono alla violenza.
«Cosí non soglion far li piè de’ morti» (v. 82): Chirone scopre da un dettaglio concreto che Dante è vivo.
«necessitá ’l ci ’nduce, e non diletto» (v. 87): Virgilio ribadisce che il viaggio è una necessità imposta dal cielo, non una curiosità.
«E’ son tiranni / che dier nel sangue e ne l’aver di piglio» (vv. 104-105): Nesso definisce i tiranni come coloro che si impadronirono della vita e dei beni altrui.