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Riassunto

Riassunto: Inferno, Canto XVII

Cosa succede

Virgilio annuncia la fiera salita dal burrone, la bestia che supera i monti, rompe mura e armi e appesta il mondo intero. È Gerione, il custode dell’ottavo cerchio, immagine della frode: appoggia sulla riva la testa e il busto e lascia la coda nel vuoto. Ha il volto di un uomo giusto, il corpo di serpente, zampe pelose e il dorso dipinto di nodi e cerchi colorati, mentre la coda termina con una punta velenosa, come quella dello scorpione.

Mentre Virgilio convince la bestia a portarli giù, Dante va da solo a vedere gli ultimi dannati del terzo girone del settimo cerchio: gli usurai, seduti sulla sabbia rovente, che si difendono dalle fiamme con le mani come i cani d’estate dalle mosche. Non ne riconosce nessuno, ma ciascuno porta al collo una borsa con uno stemma e sembra nutrirsene con gli occhi. Un dannato con una scrofa azzurra sulla borsa bianca gli dice di essere padovano tra fiorentini, annuncia che accanto a lui siederà il concittadino Vitaliano e riferisce che i compagni aspettano un cavaliere con tre capri nello stemma; poi fa una smorfia di scherno.

Dante torna da Virgilio, già in groppa a Gerione, che lo invita a sedersi davanti a lui perché la coda non possa ferirlo. Dante trema, ma la vergogna gli dà coraggio; vorrebbe chiedere a Virgilio di abbracciarlo, ma non gli esce la voce, e la guida lo stringe comunque. Gerione si stacca dalla riva e scende nuotando nell’aria, in ampi giri. Dante ha più paura di Fetonte e di Icaro nel momento della caduta: vede solo il buio e la fiera, e sente la discesa dal vento sul viso; poi, udito il fragore della cascata e visti i fuochi, si stringe tremando. Come un falcone stanco, Gerione li posa sul fondo, ai piedi della roccia, e scompare veloce come una freccia.

Perché è importante

Il canto chiude la rappresentazione dei violenti e apre quella dei fraudolenti. Gerione, con il volto onesto e il corpo di serpente, dà forma visibile alla frode come Virgilio l’aveva definita nel canto XI: un inganno che si presenta con un aspetto affidabile e colpisce di nascosto. Gli usurai sono irriconoscibili, ridotti agli stemmi delle loro famiglie, come gli avari del canto VII: dalle insegne i commentatori riconoscono i Gianfigliazzi e gli Obriachi di Firenze e il padovano Reginaldo degli Scrovegni.

Il volo sulla groppa di Gerione risponde all’attesa creata dalla corda gettata nel canto XVI. Dante lo racconta con attenzione alle sensazioni del corpo, confrontandosi con i miti di Fetonte e di Icaro, e porta i due poeti nell’ottavo cerchio, le Malebolge, descritto a partire dal canto XVIII.

Passi da ricordare

«E quella sozza imagine di froda» (v. 7): con una sola espressione Dante dichiara il significato allegorico del mostro.

«La faccia sua era faccia d’uom giusto» (v. 10): l’aspetto rassicurante di Gerione è l’inganno tipico della frode.

«e quindi par che ’l loro occhio si pasca» (v. 57): gli usurai continuano a nutrirsi con lo sguardo dei segni della loro ricchezza.

«Ella sen va notando lenta lenta» (v. 115): la ripetizione rende la lentezza del volo e l’angoscia di Dante sospeso nel vuoto.