Cosa succede
Prima di riprendere il racconto, Dante descrive l’ottavo cerchio, chiamato Malebolge: una distesa di pietra scura, color ferro, che scende verso un pozzo largo e profondo e che è divisa in dieci fossati concentrici, le bolge. Come i fossati intorno a un castello, sono attraversati da ponti di roccia che partono dalla parete del cerchio e arrivano fino al pozzo. Scesi dalla schiena di Gerione, Virgilio si avvia verso sinistra e Dante lo segue.
Nella prima bolgia i peccatori, nudi, camminano in due file che procedono in direzioni opposte, come i pellegrini che a Roma, nell’anno del giubileo, attraversavano il ponte verso San Pietro in due sensi. Demoni cornuti li colpiscono con grandi fruste, e nessuno aspetta il secondo colpo. Nella fila che viene incontro ai poeti ci sono i ruffiani. Dante riconosce il bolognese Venedico Caccianemico, che abbassa il viso per nascondersi; costretto a parlare, confessa di aver spinto Ghisolabella a soddisfare le voglie del Marchese e aggiunge che la bolgia è piena di bolognesi. Un demonio lo frusta e lo scaccia gridandogli che lì non ci sono donne da vendere.
Saliti sul primo ponte, i due poeti guardano l’altra fila, che prima camminava nella loro stessa direzione: sono i seduttori, cioè chi ha ingannato le donne per conquistarle. Virgilio indica Giasone, che nel dolore conserva un aspetto regale e non versa lacrime. Con coraggio e astuzia sottrasse il vello d’oro ai Colchi, ma nell’isola di Lemno sedusse la giovane Isifile e la abbandonò incinta; paga anche per Medea.
Nella seconda bolgia, dove le pareti sono incrostate di una muffa che offende la vista e l’olfatto, gli adulatori sono immersi nello sterco e si percuotono con le mani. Dante riconosce Alessio Interminei da Lucca, così sporco che non si capisce se sia un laico o un chierico: dice di essere laggiù per le lusinghe che non si stancava mai di ripetere. Infine Virgilio gli mostra Taide, la prostituta che rispose all’amante con una lode esagerata, mentre si graffia con le unghie sporche, ora accovacciata, ora in piedi.
Perché è importante
Il canto apre Malebolge, dove sono puniti i fraudolenti che hanno ingannato chi non aveva ragione di fidarsi di loro, secondo l’ordinamento che Virgilio ha spiegato nel canto XI. Il cerchio occupa i canti dal XVIII al XXX, e questa prima descrizione ne fissa la geografia: le dieci bolge, i ponti che le scavalcano, il pozzo centrale che Dante promette di descrivere a suo luogo e che comparirà nel canto XXXI.
Con Malebolge cambia anche il tono del poema. Dopo la solennità dei canti precedenti, Dante usa parole basse e crude, come «merda» e «puttana», per peccati che considera sordidi. Le pene seguono il contrappasso: chi ha spinto gli altri a peccare viene spinto a frustate, chi ha sparso parole servili affonda nella sporcizia. Il canto successivo passa ai simoniaci, nella terza bolgia.
Passi da ricordare
«Luogo è in inferno detto Malebolge, / tutto di pietra di color ferrigno» (vv. 1-2): l’attacco descrive l’ottavo cerchio come un luogo reale, di cui il poeta presenta la struttura prima di raccontare.
«Quanto aspetto reale ancor ritiene!» (v. 85): Virgilio nota che Giasone, pur dannato, conserva la dignità dell’eroe antico, e il contrasto rende più amara la sua colpa.
«Qua giú m’hanno sommerso le lusinghe / ond’io non ebbi mai la lingua stucca» (vv. 125-126): Alessio Interminei riconosce da sé il legame tra le sue parole servili e lo sterco in cui è immerso.