Cosa succede
Il dannato solleva la bocca dal «fiero pasto», se la pulisce sui capelli del cranio che sta rodendo e accetta di parlare, anche se il ricordo rinnova il suo dolore, perché le sue parole porteranno infamia al traditore. È il conte Ugolino, e l’altro è l’arcivescovo Ruggieri: tutti sanno che Ugolino, fidandosi di lui, fu catturato e ucciso, ma nessuno sa quanto crudele fu la sua morte.
Rinchiuso con i figli in una torre, Ugolino sognò Ruggieri che cacciava un lupo e i suoi cuccioli sul monte tra Pisa e Lucca, finché le bestie, sfinite, venivano sbranate dalle cagne. Svegliatosi prima dell’alba, sentì i figli piangere nel sonno e chiedere pane. All’ora del cibo udì inchiodare la porta della torre. Non pianse, impietrito dentro, mentre i figli piangevano e il piccolo Anselmuccio gli chiedeva che cosa avesse. Quando un raggio di luce entrò nella prigione, Ugolino si morse le mani per il dolore; i figli, credendo che lo facesse per fame, gli offrirono la loro carne. Il quarto giorno Gaddo gli cadde ai piedi chiedendo aiuto e morì, e tra il quinto e il sesto giorno morirono gli altri tre. Ugolino, ormai cieco, li chiamò per due giorni, finché il digiuno poté più del dolore. Finito il racconto, torna a rodere il cranio di Ruggieri, e Dante maledice Pisa, che ha condannato a quella morte figli innocenti.
I poeti passano nella Tolomea, dove i traditori giacciono supini e le lacrime gelano negli occhi come visiere di cristallo. Dante sente un vento, e Virgilio gli dice che presto ne vedrà la causa. Un dannato chiede ai due di togliergli il ghiaccio dagli occhi; Dante promette di farlo se gli dirà chi è, giurando altrimenti di andare in fondo al ghiaccio, dove comunque è diretto. È frate Alberigo. Dante si stupisce che sia già morto, e Alberigo spiega che nella Tolomea l’anima può cadere prima della morte: quando qualcuno tradisce come lui, un demonio prende il suo corpo e lo governa fino alla fine dei suoi giorni. Così è accaduto a Branca Doria, che sulla terra sembra ancora vivo, ma è laggiù da anni, da prima che Michele Zanche arrivasse tra i barattieri. Dante non gli apre gli occhi e chiude con un’invettiva contro i genovesi.
Perché è importante
L’episodio di Ugolino è tra i più celebri della Commedia. Il traditore punito è anche vittima di un tradimento, e il suo odio per Ruggieri si fonde con lo strazio del padre che vede morire i figli. Il verso 75 è stato letto in due modi: la fame uccise Ugolino dove il dolore non era riuscito, oppure lo spinse a nutrirsi dei figli morti. Il testo non scioglie il dubbio.
La Tolomea introduce un’idea sconvolgente: il tradimento può dannare l’anima mentre il corpo cammina ancora sulla terra. La durezza di Dante con Alberigo prosegue quella mostrata con Bocca nel canto XXXII, e il vento annuncia Lucifero, che comparirà nel canto XXXIV.
Passi da ricordare
«Io non piangeva, sí dentro impetrai» (v. 49): il dolore del padre è così forte da impietrirlo, mentre i figli piangono.
«poscia, piú che ’l dolor, potè ’l digiuno» (v. 75): il verso che chiude il racconto, ambiguo, è tra i più discussi del poema.
«e cortesia fu lui esser villano» (v. 150): Dante giustifica la promessa non mantenuta, perché con un traditore la scortesia è un atto di giustizia.