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Riassunto

Riassunto: Inferno, Canto XXXII

Cosa succede

Dante dichiara di non avere rime abbastanza aspre per descrivere il fondo dell’universo, impresa che non si può affrontare alla leggera né con una lingua da bambini, e invoca l’aiuto delle Muse, che aiutarono Anfione a costruire le mura di Tebe. Poi si rivolge ai dannati di quel luogo, che avrebbero fatto meglio a nascere pecore o capre.

Il nono cerchio è un lago ghiacciato, il Cocito, così spesso che non si incrinerebbe nemmeno se vi cadesse sopra una montagna. Una voce avverte Dante di non calpestare le teste dei dannati. I traditori sono chiusi nel ghiaccio fino al volto, lividi, con i denti che battono come il becco delle cicogne. Nella prima zona, la Caina, dove sono puniti i traditori dei parenti, stanno col viso rivolto in basso. Dante vede due dannati così stretti che i capelli si confondono: quando alzano il viso, le lacrime gelano e chiudono loro gli occhi, e i due si cozzano come caproni. Un’ombra che ha perso le orecchie per il freddo spiega che sono due fratelli, figli di Alberto, signore della valle del Bisenzio; nessuno nella Caina merita più di loro il gelo, né Mordred, ucciso da re Artù, né Focaccia, né Sassol Mascheroni. Lui è Camicion de’ Pazzi, e aspetta il parente Carlino, la cui colpa farà sembrare più lieve la sua.

Passando nella seconda zona, l’Antenora, dove sono puniti i traditori della patria, Dante colpisce con il piede il volto di un dannato, che gli chiede piangendo se è venuto a vendicare Montaperti. Dante vuole sapere chi sia, ma l’ombra rifiuta di dirlo; allora lo afferra per i capelli e gliene strappa alcune ciocche, mentre quello urla tenendo gli occhi bassi. Un altro dannato gli grida «Che hai tu, Bocca?», e così rivela il suo nome. Per vendicarsi, Bocca denuncia i vicini: quello da Duera, che si fece pagare dai Francesi, quello di Beccheria, fatto decapitare da Firenze, Gianni de’ Soldanier, Gano di Maganza e Tebaldello, che aprì di notte le porte di Faenza.

Allontanandosi, Dante vede due dannati ghiacciati nella stessa buca, con la testa dell’uno sopra quella dell’altro; quello di sopra rode il cranio del compagno come chi mangia il pane per fame, come Tideo rose le tempie di Menalippo. Dante gli chiede la ragione di tanto odio e promette, se avrà ragione, di raccontarla nel mondo.

Perché è importante

Il canto apre l’ultimo cerchio, dove sono puniti i traditori, i peccatori più gravi secondo l’ordinamento spiegato nel canto XI. Dante annuncia uno stile nuovo, fatto di suoni duri e parole aspre, adatto al punto più basso dell’universo. Il ghiaccio immobile, lontano da ogni calore, diventa l’immagine di chi ha tradito i legami più stretti.

Anche il comportamento di Dante cambia: il pellegrino che nel canto XX piangeva davanti ai dannati ora strappa i capelli a un traditore, per il disprezzo che prova verso chi ha tradito la sua città. Montaperti fu una grave sconfitta dei guelfi fiorentini, che la tradizione attribuisce anche al tradimento di Bocca. L’ultima scena resta sospesa e prosegue nel canto XXXIII con il racconto del conte Ugolino.

Passi da ricordare

«S’io avessi le rime aspre e chiocce» (v. 1): Dante dichiara che la materia dell’ultimo cerchio richiede uno stile duro quanto il luogo.

«discriver fondo a tutto l’universo, / né da lingua che chiami mamma o babbo» (vv. 8-9): per descrivere il centro della terra non basta una lingua semplice, da bambini.

«e come ’l pan per fame si manduca» (v. 127): la similitudine introduce la scena del traditore divorato e anticipa il tema della fame nel canto seguente.