Cosa succede
Vedendo Dante impallidire, Virgilio nasconde il proprio turbamento. Si ferma in ascolto nella nebbia e lascia a metà una frase su un aiuto atteso, che spaventa Dante. Alla domanda se qualcuno del Limbo sia mai sceso fin lì, risponde che è già accaduto a lui: la maga Eritone lo costrinse a scendere fino al cerchio di Giuda, il più basso, per trarne uno spirito. Conosce dunque la strada.
In cima alla torre compaiono tre Furie macchiate di sangue, con corpo di donna e serpenti al posto dei capelli: Megera, Aletto e Tesifone. Si graffiano il petto, urlano e invocano Medusa perché trasformi Dante in pietra. Virgilio lo fa voltare e gli copre gli occhi anche con le proprie mani. Dante invita allora i lettori a cercare l’insegnamento nascosto sotto il velo dei versi.
Sulle acque si alza un fragore come di vento che schianta una foresta. Più di mille dannati fuggono come rane davanti a una biscia: un messo del cielo attraversa lo Stige a piedi asciutti, scostando con la mano l’aria densa. Dante, su invito di Virgilio, tace e si inchina. Il messo apre la porta con una piccola verga, rimprovera i diavoli per la loro arroganza, ricorda che Cerbero porta ancora i segni della sua ribellione e se ne va senza parlare ai due poeti.
Dante e Virgilio entrano senza resistenza nel sesto cerchio: una vasta pianura di sepolcri, come i cimiteri di Arles e di Pola, tra i quali ardono fiamme. Dalle tombe scoperchiate escono lamenti. Virgilio spiega che vi sono puniti gli eretici e i capi delle loro sette, ciascuno con i suoi seguaci, in tombe più o meno roventi. I due voltano a destra e camminano tra le tombe e le mura.
Perché è importante
Il canto scioglie la tensione lasciata aperta dal canto VIII. La paura di Virgilio e l’arrivo del messo celeste mostrano che il viaggio, voluto dal cielo, può contare su un aiuto superiore quando la guida non basta; sull’identità del messo, un angelo secondo la lettura più comune, i commentatori discutono. Le Furie e Medusa vengono dalla mitologia classica, e l’appello ai lettori chiede espressamente di leggere l’episodio in chiave allegorica. Anche la precedente discesa di Virgilio, legata alla maga Eritone della Farsaglia di Lucano, è un’invenzione di Dante che giustifica la sua conoscenza del basso Inferno.
Con l’ingresso nella città di Dite comincia il basso Inferno. Gli eretici chiusi nelle tombe ardenti preparano il canto X, dove Dante incontrerà Farinata tra i seguaci di Epicuro; nel canto XI, sostando presso una di quelle tombe, Virgilio spiegherà l’ordinamento dei cerchi che restano.
Passi da ricordare
«O voi ch’avete li ’intelletti sani, / mirate la dottrina che s’asconde / sotto ’l velame de li versi strani» (vv. 61-63): l’appello al lettore invita a cercare il significato nascosto dietro la lettera del racconto.
«passava Stige con le piante asciutte» (v. 81): il messo attraversa la palude senza toccarla, segno della sua natura celeste.
«Che giova ne le fata dar di cozzo?» (v. 97): con una domanda sprezzante il messo ricorda ai diavoli che è inutile opporsi alla volontà divina.
«Simile qui con simile è sepolto» (v. 130): gli eretici sono raggruppati per setta, secondo la dottrina che seguirono.