Cosa succede
Nella prefazione, datata Milano, 19 gennaio 1881, Verga presenta il romanzo come uno studio sul modo in cui, nelle condizioni più umili, nascono le prime inquietudini per il benessere, e su come queste turbano una famiglia che fino ad allora era vissuta relativamente felice. All’origine c’è il desiderio dell’ignoto, la scoperta che si potrebbe vivere meglio.
Subito dopo l’autore allarga lo sguardo al progetto di cui il libro fa parte. La ricerca del meglio, spiega, cresce e sale lungo la scala sociale: nei Malavoglia è ancora lotta per i bisogni materiali; diventerà avidità di ricchezze nel borghese Mastro-don Gesualdo, vanità aristocratica nella Duchessa de Leyra, ambizione nell’Onorevole Scipioni, fino all’Uomo di lusso, che riunisce in sé tutte queste passioni. Più la sfera sociale si allarga, più il meccanismo delle passioni si complica, e perfino il linguaggio cambia: perché la rappresentazione sia esatta, la forma deve aderire al soggetto.
Nell’ultima parte Verga paragona il progresso a una grande corrente. Vista da lontano appare grandiosa e sembra giustificare gli egoismi che la alimentano; ma chi la osserva da vicino vede i deboli rimasti indietro, i vinti travolti dai vincitori di oggi, che a loro volta saranno superati domani. Tutti i protagonisti del ciclo sono vinti di questo tipo, ciascuno nella propria classe. L’osservatore non ha il diritto di giudicare: deve limitarsi a studiare la lotta senza passione e a rendere la realtà com’è stata.
Perché è importante
La prefazione è il programma del ciclo dei Vinti, di cui Verga portò a termine soltanto I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo, e insieme una dichiarazione di metodo: lo scrittore osserva senza giudicare e lascia che la materia si racconti da sé. Per questo, fin dal primo capitolo, il lettore non troverà i commenti dell’autore ma la voce e il modo di pensare del paese.
Il testo offre anche una chiave per leggere la storia. Le inquietudini di cui parla Verga sono quelle che spingono padron ’Ntoni a tentare il negozio dei lupini e, più avanti, il nipote ’Ntoni a desiderare un’altra vita e a lasciare Trezza. I Malavoglia stanno sul gradino più basso della scala sociale descritta nella prefazione, ma la loro sconfitta obbedisce alla stessa legge che travolgerà i personaggi più ricchi e ambiziosi dei romanzi successivi.
Passi da ricordare
«la vaga bramosìa dell’ignoto, l’accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe star meglio»: in poche parole Verga indica la forza che mette in moto il romanzo e che spezzerà l’equilibrio della famiglia.
«Nei Malavoglia non è ancora che la lotta pei bisogni materiali»: la famiglia di pescatori occupa il primo gradino del ciclo, quello in cui si combatte per il pane e per la casa.
«ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti»: l’immagine dà il nome al ciclo e mostra da che parte si pone lo sguardo dello scrittore.
«Chi osserva questo spettacolo non ha il diritto di giudicarlo»: è la formula dell’impersonalità, il principio che regola il modo di raccontare di tutto il romanzo.