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Riassunto

Riassunto: I Malavoglia

Cosa succede

Nella Prefazione, datata Milano 1881, Verga presenta il romanzo come il primo di un ciclo sulla «fiumana del progresso»: vuole studiare come nascano, nelle condizioni più umili, le prime inquietudini per il benessere e come possano sconvolgere una famiglia fino ad allora relativamente serena. I protagonisti, come quelli dei romanzi successivi, saranno dei vinti. I quindici capitoli raccontano circa quindici anni di vita ad Aci Trezza, un villaggio di pescatori vicino a Catania.

Nel capitolo I il narratore presenta i Toscano, detti Malavoglia, che vivono nella casa del nespolo e possiedono una barca, la Provvidenza. A capo della famiglia c’è padron ’Ntoni, che la governa con i proverbi e con l’idea che tutti debbano aiutarsi come le dita di una mano; con lui vivono il figlio Bastianazzo, la nuora Maruzza, detta la Longa, e i nipoti ’Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Nel dicembre del 1863 ’Ntoni parte per il servizio militare e la famiglia perde due braccia. Per rimediare, padron ’Ntoni compra a credito dallo zio Crocifisso, l’usuraio del paese, un carico di lupini da rivendere. Nei capitoli II e III, mentre il paese chiacchiera dell’affare, una tempesta fa naufragare la Provvidenza: Bastianazzo muore e i lupini vanno perduti. Resta il debito.

Nei capitoli IV-IX la famiglia lotta per pagarlo. Mena, innamorata in silenzio del carrettiere compare Alfio, viene promessa a Brasi Cipolla, figlio di un ricco padrone di barche; ’Ntoni torna dal servizio militare insofferente della vita del villaggio; Luca parte a sua volta soldato; Alfio lascia Trezza per cercare lavoro altrove. Lo zio Crocifisso finge di cedere il credito al sensale Piedipapera per poter pretendere il pagamento senza apparire lui stesso. Nel capitolo IX arriva la notizia che Luca è morto nella battaglia di Lissa; poco dopo i Malavoglia devono lasciare la casa del nespolo per saldare il debito, e i fidanzamenti di Mena e di ’Ntoni vanno in fumo.

Nel capitolo X la Provvidenza, rattoppata, torna in mare; durante una burrasca padron ’Ntoni viene ferito gravemente e riportato a casa come un morto, ma guarisce. Nel capitolo XI ’Ntoni, colpito da due giovanotti tornati da Trieste o da Alessandria d’Egitto con i soldi in tasca, dichiara di non voler più faticare come il nonno. Scoppia il colera e Maruzza muore. ’Ntoni parte per cercare fortuna. Nel capitolo XII il vecchio e Alessi pescano con operai a giornata, ma i guadagni non bastano e devono vendere la Provvidenza. ’Ntoni torna senza aver fatto fortuna e non vuole più lavorare.

Nei capitoli XIII e XIV il giovane passa le giornate all’osteria della Santuzza, beve, litiga con don Michele, il brigadiere delle guardie doganali, che intanto corteggia la sorella Lia, e si unisce ai contrabbandieri. Una notte, sorpreso dalle guardie, colpisce don Michele con una coltellata e viene arrestato. Al processo l’avvocato, per ottenere un’attenuante, sostiene che ’Ntoni volesse vendicare l’onore della sorella: padron ’Ntoni, in tribunale, perde i sensi, e Lia, disonorata davanti a tutti, fugge di casa.

Nell’ultimo capitolo si sa che Lia è finita in città a fare una vita perduta. Alfio torna in paese e vorrebbe sposare Mena, ma lei risponde che non è più da maritare; padron ’Ntoni, ormai incapace di lavorare, ripete che la casa non serve più, perché Mena «non si può più maritare». Per non pesare sulla famiglia il vecchio si fa portare all’ospedale, dove muore. Alessi, lavorando con tenacia, sposa la Nunziata e riesce a ricomprare la casa del nespolo, dove Mena vive accudendo i nipoti. Una sera torna ’Ntoni, uscito di prigione: visita la casa, ricorda il passato, ma capisce di non poter più restare. All’alba, mentre il villaggio comincia la sua giornata, se ne va per sempre.

Perché è importante

I Malavoglia è il romanzo fondativo del verismo italiano. Verga applica la tecnica dell’impersonalità: il narratore non commenta e non spiega, ma racconta con la voce e i modi di pensare della comunità di Aci Trezza, attraverso il discorso indiretto libero, i soprannomi, i proverbi, le chiacchiere del paese. Il risultato è un romanzo corale, in cui il villaggio è quasi un personaggio e in cui l’italiano della pagina conserva il ritmo del parlato siciliano.

Il tema centrale è il conflitto fra la fedeltà ai valori tradizionali, incarnata da padron ’Ntoni, e il desiderio di cambiare, rappresentato dal nipote ’Ntoni. La famiglia viene distrutta proprio dal tentativo di migliorare la propria condizione, e i pochi che si salvano, come Alessi, lo fanno tornando alle regole antiche. Sullo sfondo si vede l’Italia dopo l’unificazione, con la leva obbligatoria, le tasse, la guerra del 1866, vista con diffidenza da un mondo che ne conosce solo i costi. Il romanzo apre il ciclo dei Vinti, di cui Verga riuscì a completare soltanto un altro romanzo, Mastro-don Gesualdo.

Passi da ricordare

«Gli uomini son fatti come le dita della mano: il dito grosso deve far da dito grosso, e il dito piccolo deve far da dito piccolo.» Nel capitolo I padron ’Ntoni riassume in un proverbio l’ordine della sua famiglia.

«ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti» Nella Prefazione Verga dichiara di voler guardare a chi resta indietro nella corsa del progresso.

«Chi cambia la vecchia per la nuova, peggio trova» Nel capitolo XI il nonno risponde con questo proverbio al nipote che vuole partire.

«Adesso la casa era grande come il mare, e ci si perdevano dentro.» All’inizio del capitolo XV la casa svuotata dai lutti e dalle partenze mostra la rovina della famiglia.

«Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata è stato Rocco Spatu.» L’ultima frase del romanzo chiude la vicenda di ’Ntoni, che se ne va mentre il paese riprende la sua vita di sempre.