Lia, cioè Rosalia, è la più piccola dei figli di Bastianazzo e Maruzza. All’inizio del romanzo è una bambina in braccio alla madre, e per molti capitoli resta ai margini della vicenda: gioca nel cortile dei vicini, strilla quando ’Ntoni parte, annuncia tutta fiera alle comari che il nonno ferito non morirà. Dopo la morte di Maruzza cresce sotto la protezione della sorella Mena, che le fa da madre.
Negli ultimi capitoli Lia è diventata una bella ragazza e, osserva il narratore, è «vanerella peggio di suo fratello ’Ntoni»: le piace stare sulla porta con il fazzoletto a rose e sentirsi fare i complimenti. La corteggia don Michele, il brigadiere delle guardie, che le offre regali; lei dapprima li rifiuta, poi accetta di nascosto un fazzoletto di seta. La notte in cui ’Ntoni va al contrabbando, don Michele bussa alla porta per avvertirla del pericolo, e Lia resta dietro l’uscio a pregare per il fratello. Al processo, però, l’avvocato di ’Ntoni sostiene che don Michele se la intendeva con lei, e comare Grazia corre in paese a rinfacciarglielo. Lia resta a lungo senza parole, poi comincia a ripetere come una pazza: «Voglio andarmene! non voglio starci più qui!». La sera stessa esce di casa e nessuno la vede più.
In paese si dice che sia andata a stare con don Michele. Alfio Mosca l’ha rivista davanti all’uscio di una casa e non ha il coraggio di dire a nessuno dove, perché sarebbe un colpo di coltello per Mena: il romanzo lascia capire che è caduta nella prostituzione, senza mai dirlo apertamente. La sua sorte pesa su tutta la famiglia: per causa sua Mena rifiuta di sposarsi, e quando ’Ntoni torna e chiede se anche lei è morta, nessuno gli risponde. Lia è la vittima più giovane della rovina dei Malavoglia, e il suo destino è deciso più dalla miseria, dalle chiacchiere del paese e dalle scelte del fratello che dalla sua volontà.