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Riassunto

Riassunto: Capitolo I

Cosa succede

Il capitolo si apre con la descrizione del territorio di Lecco, dove il ramo meridionale del lago di Como si restringe e torna a essere il fiume Adda. Per una delle stradette della costiera, la sera del 7 novembre 1628, don Abbondio, curato di un paese di cui il manoscritto non dice il nome, torna a casa leggendo il breviario. A un bivio vede due bravi che, capisce subito, aspettano proprio lui.

Il narratore sospende il racconto per spiegare chi fossero i bravi e riporta alcune gride, i bandi con cui i governatori spagnoli, dal 1583 in poi, avevano cercato di eliminarli: la loro continua ripubblicazione dimostra che non servivano a nulla.

I due bravi intimano a don Abbondio di non celebrare il matrimonio fissato per il giorno dopo tra Renzo Tramaglino e Lucia Mondella e gli fanno sapere che l’ordine viene da don Rodrigo, il loro padrone. Il curato, atterrito, si dichiara «disposto sempre all’ubbidienza».

Segue il ritratto di don Abbondio. In un’epoca in cui le leggi, numerose e severe, non proteggevano i deboli, mentre i potenti restavano impuniti grazie a privilegi e protezioni, si è fatto prete per obbedire ai parenti e per assicurarsi una vita comoda in una classe rispettata. La sua regola è evitare ogni conflitto e, quando non può, stare dalla parte del più forte; si sfoga però con chi sa innocuo e critica i confratelli che difendono gli oppressi.

Tornando verso casa, pensa a come liberarsi di Renzo e se la prende con don Rodrigo, che in passato aveva sempre difeso. Lo accoglie Perpetua, la serva, che si accorge subito del suo turbamento e, giurando più volte di tacere, si fa raccontare tutto. Perpetua gli consiglia di scrivere all’arcivescovo, ma il curato respinge l’idea per paura di una schioppettata, rifiuta la cena e sale in camera raccomandandole il silenzio.

Perché è importante

Il primo capitolo mette in moto la vicenda: la minaccia a don Abbondio è l’ostacolo da cui nasce tutto il romanzo. Insieme ai primi personaggi presenta uno dei temi principali, il rapporto tra potere e giustizia. Le gride, con i lunghi titoli dei governatori e le pene minacciate e mai applicate, descrivono un sistema di leggi severe e inutili, in cui chi ha protezioni resta impunito e chi è debole non ha difesa. Il narratore mantiene così la promessa dell’Introduzione di citare documenti autentici, e li commenta con ironia; lo stesso tono torna quando si rivolge ai suoi «venticinque lettori».

Don Abbondio è descritto con comprensione e insieme con severità: la sua paura nasce dai tempi in cui vive, ma la scelta di non opporsi mai ai prepotenti lo rende complice di un’ingiustizia. Il dialogo con Perpetua, tra comicità e angoscia, prepara il capitolo seguente, in cui il curato dovrà affrontare Renzo.

Passi da ricordare

«Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno»: è l’inizio del romanzo, che si apre con un ampio paesaggio prima di arrivare ai personaggi.

«questo matrimonio non s’ha da fare, nè domani, nè mai»: con queste parole il bravo formula la minaccia da cui dipende tutta la vicenda.

«L’impunità era organizzata, e aveva radici che le gride non toccavano»: il narratore spiega perché le leggi del tempo non riuscivano a proteggere i deboli.

«come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro»: l’immagine riassume la condizione di don Abbondio, debole in una società di violenti.