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Riassunto

Riassunto: Introduzione

Cosa succede

La pagina si apre con la trascrizione dell’inizio di un manoscritto del Seicento. Il suo anonimo autore, in uno stile carico di metafore, definisce la storia una guerra contro il Tempo e osserva che gli storici illustri ricordano soltanto le imprese dei principi e dei potenti. Lui invece vuole raccontare fatti memorabili capitati a gente umile. Loda con immagini astronomiche il re di Spagna e i suoi governanti, attribuisce al diavolo i delitti che si moltiplicano nel paese e avverte che tacerà i nomi delle persone e dei luoghi.

A questo punto la trascrizione si interrompe e prende la parola il narratore, che sta copiando quelle pagine da un autografo sbiadito e graffiato e si domanda se qualcuno avrà la pazienza di leggerle. Nota che più avanti lo stile si fa più semplice, ma resta rozzo e scorretto: pieno di espressioni lombarde, di eleganze spagnole, di periodi sgangherati e di una retorica goffa proprio nei passi più drammatici. Decide quindi di abbandonare la copia. Nel chiudere il manoscritto, però, gli dispiace che una storia tanto bella resti sconosciuta, e sceglie un’altra strada: conservare i fatti e riscriverli con parole sue.

Racconta poi di aver confrontato le vicende più strane con altre testimonianze dell’epoca, trovando fatti simili e perfino alcuni personaggi di cui dubitava l’esistenza, e promette di citare quei documenti quando servirà. Quanto alla lingua della nuova versione, aveva pensato di giustificarla in anticipo, rispondendo a ogni possibile critica; ma obiezioni e risposte, messe in ordine, avrebbero riempito un libro intero. Vi rinuncia con due ragioni ironiche: un libro scritto per difenderne un altro sarebbe ridicolo, e di libri ne basta uno alla volta.

Perché è importante

L’Introduzione ricorre all’espediente del manoscritto ritrovato. Manzoni non si presenta come l’inventore della vicenda ma come chi la rifà a partire da una fonte, e questa posizione gli permette di commentare i fatti, e perfino il modo di raccontarli, con distacco e ironia. Il manoscritto è in realtà un’invenzione, e la sua prosa è un’imitazione dello stile secentesco. Fin dalle prime righe si chiariscono due scelte del romanzo: al centro stanno persone di condizione modesta, non i protagonisti della storia ufficiale, e i fatti sono verificati sui documenti del tempo. Nel primo capitolo il narratore mantiene subito la promessa, riportando i testi autentici delle gride contro i bravi.

La pagina è anche una prima riflessione sulla lingua. Il narratore respinge quella «goffaggine ambiziosa» che attribuisce agli scritti del secolo e cerca una prosa naturale, adatta ai lettori del suo tempo: è il problema su cui Manzoni lavorò a lungo, fino alla revisione linguistica dell’edizione del 1840. Il contrasto tra le lodi dell’anonimo al governo spagnolo e l’«inferno d’atti tenebrosi» che lui stesso descrive anticipa il giudizio severo sulla giustizia del Seicento che attraversa i capitoli successivi.

Passi da ricordare

«si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo»: così l’anonimo definisce la storia nella prima riga del manoscritto, con lo stile ampolloso che il narratore rifiuta.

«se ben capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare»: l’anonimo dichiara che i fatti del suo racconto sono accaduti a persone umili, che saranno i veri protagonisti del romanzo.

«prender la serie de’ fatti da questo manoscritto, e rifarne la dicitura»: in queste parole sta il progetto del libro, che conserva la vicenda ma ne rifà interamente la forma.

«di libri basta uno per volta, quando non è d’avanzo»: con questa battuta il narratore chiude l’Introduzione e rinuncia a difendere il proprio stile.