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Analisi

Analisi: Era il giorno ch’al sol si scoloraro

Metrica e struttura

Il testo è un sonetto di endecasillabi con schema ABBA ABBA CDE DCE. Nelle quartine le rime A in -aro uniscono tre verbi al passato remoto, scoloraro, legaro e s’incominciaro, al sostantivo riparo; nelle terzine le prime due rime si scambiano di posto, mentre la terza resta ferma e lega varco (v. 11) e arco (v. 14) con una rima inclusiva, perché la seconda parola è contenuta nella prima.

Nella raccolta il sonetto è il terzo e racconta il momento in cui la vicenda comincia, il giorno dell’innamoramento. Il testo che lo precede, Per fare una leggiadra sua vendetta, presenta lo stesso evento come la vendetta di Amore, che in un solo giorno punisce il poeta delle mille offese ricevute.

Il discorso segue un ordine quasi argomentativo. La prima quartina fissa il tempo e il fatto: in quel giorno il poeta fu catturato dagli occhi della donna. La seconda spiega perché non si difese: non gli sembrava un giorno in cui fosse necessario proteggersi. La prima terzina descrive la condizione in cui Amore lo sorprese, la seconda ne trae la conclusione, introdotta da però (v. 12), cioè “perciò”: colpire un uomo inerme non fu un’impresa onorevole. Lo stesso connettivo compare già al v. 6 e dà al sonetto l’andamento di un breve ragionamento, in cui ogni parte discende dalla precedente.

Lingua e stile

Il sonetto si apre con una perifrasi. Il giorno dell’innamoramento non viene nominato, ma indicato come quello in cui i raggi del sole si oscurarono «per la pietà del suo factore» (v. 2): è il Venerdì santo, anniversario della morte di Cristo, quando secondo i Vangeli il cielo si fece buio. La grafia latineggiante factore e l’inversione che rimanda il soggetto, i rai, alla fine del v. 2 danno all’apertura un tono solenne.

Il lessico della guerra e della caccia attraversa tutto il testo. Il poeta è «preso» (v. 3) e legato dagli occhi della donna, non pensa di «far riparo / contra colpi d’Amor» (vv. 5-6), viene trovato «del tutto disarmato» (v. 9) e colpito da una «saetta» (v. 13), mentre la donna è «armata» (v. 14) e Amore non le mostra neppure l’arco. La metafora trasforma l’amore in uno scontro impari e prepara la protesta finale, che ha il tono ironico di un giudizio sulle regole di un duello cavalleresco.

Gli occhi hanno un ruolo centrale, secondo una tradizione che Petrarca eredita dalla poesia cortese e dagli stilnovisti: sono la via attraverso cui Amore raggiunge il cuore, «aperta la via per gli occhi al core» (v. 10), e la porta da cui escono le lacrime, «uscio et varco» (v. 11). L’accostamento di due termini di significato vicino, detto dittologia, è tipico dello stile petrarchesco e torna al v. 7, «secur, senza sospetto», dove l’allitterazione della s sottolinea la tranquillità del poeta prima del colpo. Al v. 9 il pronome unito al verbo in apertura di frase, Trovommi, segue l’uso della lingua antica.

Il vocativo donna (v. 4), inserito a metà verso, trasforma il racconto in un discorso rivolto alla donna amata, che torna nell’ultimo verso con il pronome voi. Il contrasto più forte, però, è quello tra la sofferenza personale e il «commune dolor» (v. 8): le pene del poeta cominciano nello stesso giorno in cui tutti i cristiani piangono la morte di Cristo, e il verbo in rima s’incominciaro, lungo e collocato in fondo alla quartina, segna l’avvio di una storia destinata a durare.

Interpretazione

Il sonetto fonda la storia d’amore del Canzoniere su una data dal forte valore simbolico. In un altro testo della raccolta, Voglia mi sprona, Amor mi guida et scorge, Petrarca indica l’anno, il giorno e l’ora dell’incontro: il 6 aprile 1327, all’ora prima. Quel giorno, però, non era un Venerdì santo, e la coincidenza va letta come una costruzione letteraria più che come un dato di cronaca.

Accostare l’inizio di un amore terreno alla Passione di Cristo ha un significato ambiguo. Da una parte il poeta si presenta come una vittima innocente: era senza difese perché non si aspettava un attacco in un giorno di lutto e di penitenza. Dall’altra la data suggerisce una colpa, perché proprio mentre avrebbe dovuto meditare sulla morte di Cristo il suo sguardo si è rivolto a una donna. Anche la «pietà» del v. 2, la compassione del sole per il suo Creatore, contrasta con la durezza di Amore verso il poeta. Il sonetto anticipa così il conflitto tra amore e fede che il proemio, Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono, dichiara in apertura del libro.

Il tono resta comunque leggero: la protesta contro Amore, che non ha rispettato le regole di un combattimento leale, ha il gusto di un’elegante schermaglia. Il confronto con Guido Cavalcanti mostra un altro modo di vivere lo stesso motivo: nel sonetto Voi che per li occhi mi passaste ’l core l’amore entra dagli occhi come un dardo e lascia il poeta distrutto, con il cuore morto e l’anima tremante. In Petrarca la ferita è appena annunciata, e l’innamoramento diventa il punto di partenza di una lunga storia interiore. Lo stesso giorno sarà invece benedetto, insieme a tutte le sue pene, nel sonetto Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno.