Cosa succede
Dante annuncia la nuova pena di cui tratta il ventesimo canto. Nella quarta bolgia avanza, lenta e silenziosa come una processione, la schiera degli indovini: hanno la testa girata verso la schiena, perciò camminano all’indietro e le lacrime scendono loro sulle natiche. Davanti a questa deformazione della figura umana Dante piange, appoggiato a una roccia del ponte, e Virgilio lo rimprovera duramente: nessuno è più empio di chi prova dolore davanti al giudizio di Dio.
Virgilio gli indica Anfiarao, inghiottito dalla terra durante la guerra di Tebe, che volle vedere troppo avanti e ora guarda indietro; Tiresia, che da uomo divenne donna e riebbe l’aspetto maschile solo colpendo di nuovo con la verga due serpenti intrecciati; Aronta, che da una grotta tra i marmi bianchi dei monti di Luni osservava le stelle e il mare; e Manto, con i capelli sciolti sul petto, che dopo aver girato molte terre si fermò dove poi nacque Virgilio.
Da qui nasce una lunga digressione sull’origine di Mantova. Virgilio segue il corso delle acque dal lago di Garda, chiamato Benaco, al Mincio, che prima di gettarsi nel Po si allarga in una palude. In mezzo al pantano Manto trovò una terra deserta, vi praticò le sue arti e vi morì; più tardi gli abitanti dei dintorni costruirono la città in quel luogo ben difeso e la chiamarono Mantova dal suo nome, senza ricorrere a sortilegi. Virgilio chiede a Dante di non credere ad altre versioni.
Poi mostra altri dannati: Euripilo, che con Calcante indicò ai Greci il momento di salpare per Troia, come racconta «l’alta mia tragedia», cioè l’Eneide; Michele Scotto, esperto di magia; Guido Bonatti; Asdente, che ora vorrebbe aver fatto soltanto il calzolaio; e le donne che lasciarono ago e fuso per le fatture. Infine lo esorta a proseguire: la luna tramonta già sul mare oltre Siviglia, la stessa luna piena che la notte prima non gli fu d’ostacolo nella selva.
Perché è importante
Il contrappasso è dichiarato da Virgilio stesso: chi ha preteso di vedere il futuro è condannato a guardare solo alle proprie spalle. Il rimprovero per il pianto segna un passaggio nel cammino di Dante, che nel canto V era svenuto per compassione davanti a Francesca: nei cerchi più bassi commuoversi per i dannati significa non accettare la giustizia divina. Nel canto precedente, del resto, Virgilio aveva approvato la durezza di Dante contro il papa simoniaco.
La digressione su Mantova, che occupa più di un terzo del canto, permette a Virgilio di separare la sua città, e in qualche modo se stesso, dalla magia. Il canto è quieto e lento come la processione che descrive, e prepara per contrasto la scena movimentata dei barattieri e dei diavoli nei canti XXI e XXII.
Passi da ricordare
«Di nova pena mi convien far versi / e dar materia al ventesimo canto» (vv. 1-2): Dante indica il numero del canto e la cantica, come se mostrasse al lettore l’ordine della sua opera.
«Qui vive la pietá quand’è ben morta» (v. 28): giocando sui due sensi di pietà, compassione e devozione, Virgilio insegna che davanti alla giustizia divina la compassione per i dannati è fuori luogo.
«perché volle veder troppo davante, / di retro guarda e fa retroso calle» (vv. 38-39): la frase su Anfiarao riassume la regola della pena per l’intera bolgia.