Cosa succede
Finito di parlare, Vanni Fucci alza le mani nel gesto osceno delle fiche e le rivolge a Dio. Subito un serpente gli si avvolge al collo e un altro gli lega le braccia, così che non può più muoversi. Dante maledice Pistoia, che supera nel male i propri antenati, e osserva che in tutto l’Inferno non ha visto un’anima tanto superba contro Dio, nemmeno quella di Capaneo, caduto sotto le mura di Tebe e incontrato nel canto XIV. Vanni fugge e lo insegue il centauro Caco, con la groppa coperta di bisce e un drago sulle spalle che sputa fuoco. Virgilio spiega che Caco non sta con gli altri centauri perché rubò con l’inganno una mandria, e che morì sotto la clava di Ercole.
Arrivano tre spiriti; uno di loro chiede dove sia rimasto Cianfa. Dante avverte il lettore che ciò che sta per raccontare è difficile da credere. Un serpente con sei zampe si lancia su uno dei tre, Agnello, e lo avvolge come l’edera avvolge un albero: i due corpi si fondono come cera calda, i colori si mescolano come nella carta che brucia, e ne esce una figura mostruosa che si allontana lentamente.
Poi un piccolo serpente infuocato, nero come un grano di pepe, trafigge un altro spirito all’ombelico e cade davanti a lui. Uomo e serpente si fissano, e il fumo che esce dalla ferita dell’uno e dalla bocca dell’altro si incontra. Dante invita Lucano e Ovidio a tacere, perché nessuno dei due ha mai raccontato due nature che si scambiano la forma. La trasformazione avviene membro per membro: la coda del serpente si divide in due gambe, le gambe dell’uomo si saldano in una coda, le braccia rientrano e le zampe si allungano, finché l’uno cade a terra serpente e l’altro si alza uomo. Il nuovo serpente fugge sibilando, e il nuovo uomo gli sputa dietro e dice che ora tocca a Buoso strisciare come aveva fatto lui. Dante si scusa se la novità della materia ha confuso la sua penna. Riconosce infine Puccio Sciancato, l’unico dei tre rimasto intatto; l’altro, il serpente divenuto uomo, è colui che fa piangere il paese di Gaville.
Perché è importante
Il canto porta al culmine l’episodio dei ladri iniziato nel XXIV. Le trasformazioni sono la loro pena: chi in vita si è impadronito delle cose altrui non possiede più nemmeno il proprio corpo, e deve cederlo o scambiarlo con quello di un altro. Dante descrive i passaggi con una precisione quasi scientifica e dichiara apertamente di voler superare i grandi poeti latini, con un orgoglio d’artista che nel poema affiora di rado.
La bestemmia di Vanni Fucci chiude il racconto del canto precedente e richiama Capaneo, l’altro grande ribelle a Dio. I ladri incontrati qui sono tutti fiorentini, e da loro nasce l’invettiva contro Firenze che apre il canto XXVI.
Passi da ricordare
«Togli, Dio, ch’a te le squadro!» (v. 3): con le fiche Vanni Fucci sfida Dio apertamente, e la sua superbia non ha paragoni nell’Inferno.
«vedi che giá non se’ né due né uno» (v. 69): i compagni esprimono lo sgomento davanti alla fusione di Agnello con il serpente, che ha cancellato l’identità di entrambi.
«Taccia di Cadmo e d’Aretusa Ovidio» (v. 97): Dante afferma che la sua invenzione supera le metamorfosi più famose della poesia latina.