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Riassunto

Riassunto: Inferno, Canto XXVIII

Cosa succede

Dante dichiara che nessuna lingua potrebbe descrivere il sangue e le ferite della nona bolgia: nemmeno riunendo i caduti di tutte le guerre combattute in Puglia, dall’antichità alle battaglie di Ceperano e Tagliacozzo, si otterrebbe uno spettacolo simile. Qui sono puniti i seminatori di discordia. Un diavolo armato di spada li squarcia ogni volta che, compiuto il giro della bolgia, gli ripassano davanti, e le ferite si richiudono lungo il cammino.

Il primo dannato è Maometto, spaccato dal mento al basso ventre, con le viscere che pendono tra le gambe; si apre il petto con le mani e indica Alí, che cammina davanti a lui con il volto fesso dal mento alla fronte. Maometto chiede a Dante chi sia, e Virgilio spiega che Dante è vivo e che lui lo guida perché faccia piena esperienza dell’Inferno. Più di cento dannati si fermano stupiti a guardarlo. Prima di andarsene, Maometto affida a Dante un avvertimento per fra Dolcino: si procuri viveri, se non vuole che la neve dia la vittoria ai Novaresi.

Si fa avanti poi Pier da Medicina, con la gola forata, il naso tagliato e un solo orecchio. Riconosce Dante e gli chiede di avvertire messer Guido e Angiolello, i due migliori cittadini di Fano: saranno gettati in mare presso Cattolica per il tradimento di un tiranno con un occhio solo. Dante vuole sapere chi sia il dannato che vorrebbe non aver mai visto la città di quel tiranno, e Pier apre la bocca a un compagno: è Curione, con la lingua tagliata, che spinse Cesare a rompere ogni indugio.

Arriva Mosca, con entrambe le mani mozzate, che alza i moncherini sanguinanti e ricorda di aver pronunciato la frase «Capo ha cosa fatta», da cui nacquero i mali della Toscana. Dante aggiunge che fu anche la rovina della sua famiglia, e Mosca se ne va disperato. Infine Dante vede un corpo senza testa che cammina reggendo per i capelli il proprio capo, come una lanterna. Arrivato sotto il ponte, il dannato solleva la testa verso i poeti e si presenta: è Bertram dal Bornio, il trovatore che mise il giovane re contro il padre, come Achitofel fece con Assalonne e Davide. Poiché divise persone tanto unite, ora porta il cervello separato dal corpo.

Perché è importante

Nell’ultimo verso compare la parola «contrapasso», che dà il nome alla legge seguita dalle pene dell’Inferno: la punizione riproduce la colpa, e chi ha diviso ciò che era unito viene diviso nel corpo. Dante sceglie immagini di violenza estrema e parole crude per mostrare la gravità della discordia, che nel canto assume molte forme: la divisione religiosa di Maometto, i tradimenti tra i signori di Romagna, la guerra civile di Roma, le lotte di Firenze, il conflitto tra padre e figlio.

Il canto è preparato dall’ultimo verso del XXVII, che annuncia chi paga per aver diviso, e continua nel XXIX: mentre Dante fissava Bertram, un suo parente, Geri del Bello, lo indicava minaccioso senza che lui se ne accorgesse.

Passi da ricordare

«seminator di scandalo e di scisma» (v. 35): Maometto stesso definisce la colpa punita in questa bolgia.

«Di sé faceva a se stesso lucerna, / ed eran due in uno e uno in due» (vv. 124-125): l’immagine di Bertram che regge la propria testa è una delle più impressionanti del poema.

«cosí s’osserva in me lo contrapasso» (v. 142): il verso finale nomina la legge che collega ogni pena alla colpa.