Cosa succede
Il capitolo, intitolato «Premessa», si apre con una dichiarazione del narratore, Mattia Pascal: un tempo l’unica cosa di cui era sicuro era il proprio nome, e agli amici che gli chiedevano un consiglio rispondeva, stringendosi nelle spalle, che lui si chiamava Mattia Pascal. Allora non sapeva che cosa significhi non poter più dare nemmeno questa risposta.
Subito dopo avverte il lettore di non aspettarsi la storia di un disgraziato che scopre all’improvviso di non avere né padre né madre: lui ha conosciuto i genitori e conosce perfino le azioni dei suoi antenati. Il suo caso è molto più strano, ed è proprio questo che lo spinge a raccontarlo.
Mattia spiega di essere stato per circa due anni il custode della biblioteca che Monsignor Boccamazza lasciò al Comune nel 1803. I concittadini non gliene furono mai grati: i libri restarono a lungo ammucchiati in un magazzino umido, poi furono trasferiti nella chiesetta sconsacrata di Santa Maria Liberale e affidati a qualche sfaccendato raccomandato che, per due lire al giorno, ne sopportasse la muffa. Da quel lavoro Mattia ha ricavato una scarsa stima dei libri, e non si metterebbe a scriverne uno se il suo caso non gli sembrasse tanto strano da poter insegnare qualcosa a un lettore curioso. Lascia quindi il manoscritto alla biblioteca, a patto che nessuno lo apra prima che siano passati cinquant’anni dalla sua ultima morte. Il capitolo si chiude con una rivelazione: il narratore è già morto due volte, la prima per errore; della seconda il lettore saprà più avanti.
Perché è importante
Il primo capitolo fissa la forma del romanzo: un racconto in prima persona, scritto a vicenda conclusa da un protagonista che si rivolge direttamente al lettore con un tono ironico e colloquiale. L’annuncio delle due morti accende la curiosità e rovescia le attese, perché chi scrive è vivo ma si considera morto: questo paradosso sarà il centro di tutta la storia.
Il nome, presentato come l’unica certezza, introduce il tema dell’identità. Mattia perderà il proprio nome, ne userà un altro e alla fine non saprà più dire chi sia. Anche la biblioteca non è un semplice sfondo: è il luogo in cui il racconto viene scritto, e vi si torna nel capitolo 2, con don Eligio Pellegrinotto, e nell’ultimo capitolo.
Passi da ricordare
«Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal.» L’apertura lega l’identità del protagonista al suo nome, cioè proprio a ciò che perderà.
«Fui, per circa due anni, non so se più cacciatore di topi che guardiano di libri» Con questa immagine Mattia descrive con autoironia il suo impiego di bibliotecario.
«io sono morto, sì, già due volte, ma la prima per errore, e la seconda… sentirete.» La frase finale anticipa la trama del romanzo e lascia il lettore in sospeso.