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Riassunto

Riassunto: Capitolo XIII

Cosa succede

Il vicario di provvisione, terrorizzato, si nasconde in casa mentre la folla assedia la porta chiedendo la sua morte. Renzo si è spinto fin quasi alla porta, con l’intenzione di aiutare chi vuole salvarlo. I soldati mandati dal castello restano ai margini della folla, incerti sul da farsi. Quando un vecchio agita un martello, una corda e dei chiodi, promettendo di inchiodare il vicario alla sua porta, Renzo protesta ad alta voce contro l’idea di un omicidio; alcuni lo accusano di essere una spia del vicario travestita da contadino, ed egli si salva a fatica approfittando della confusione creata da una lunga scala portata a braccia verso la casa.

Arriva in carrozza il gran cancelliere Antonio Ferrer, amato dal popolo per il prezzo del pane, che annuncia di voler portare il vicario in prigione. Il narratore spiega che in ogni tumulto ci sono violenti e pacifici che si contendono la massa incerta, e che la comparsa di Ferrer dà forza ai secondi. Renzo, ricordando quel nome letto in fondo alla grida dell’Azzecca-garbugli, si mette ad aprire il passo alla carrozza. Ferrer avanza tra la folla sorridendo e promettendo pane e giustizia, mentre in spagnolo corregge sottovoce le sue promesse e raccomanda al cocchiere Pedro di andare avanti con prudenza. Entrato in casa, esce con il vicario, che si rannicchia in fondo alla carrozza, e lo porta verso il castello tra applausi e imprecazioni. Durante il tragitto il vicario giura di voler lasciare la carica e ritirarsi a vivere in una grotta.

Perché è importante

Il capitolo è una delle grandi scene di massa del romanzo. Manzoni descrive la folla come un corpo mutevole, pronto «alla ferocia e alla misericordia», e analizza come le voci, le grida ripetute e l’azione di pochi possano spingerla da una parte o dall’altra. Renzo si comporta con coraggio, opponendosi all’idea di uccidere, ma rischia di essere aggredito: nel tumulto chi invita alla ragione diventa subito un sospetto.

Il ritratto di Ferrer è ironico. Il gran cancelliere, che con i suoi errori ha contribuito a provocare la sommossa, viene acclamato come un salvatore e recita la parte del padre del popolo, promettendo in pubblico ciò che corregge sottovoce con il suo «si es culpable». Renzo, ingenuo, lo ammira e crede quasi di esserne diventato amico: un entusiasmo che, nel capitolo seguente, lo spingerà a parlare in pubblico.

Passi da ricordare

«Vogliam noi rubare il mestiere al boia? assassinare un cristiano?»: Renzo reagisce d’istinto alla sete di sangue della folla.

«la storia è costretta a indovinare. Fortuna che c’è avvezza»: il narratore scherza sui limiti di ogni ricostruzione storica.

«un viso che aveva tenuto sempre in serbo per quando si trovasse alla presenza di don Filippo IV»: il sorriso di Ferrer verso la folla è lo stesso che usa a corte, una maschera di cortigiano.

«Pedro, adelante con juicio»: le parole rivolte al cocchiere, diventate un modo di dire, riassumono la prudenza calcolata del gran cancelliere.