Cosa succede
Liberato dalla folla, Renzo decide di uscire non solo da Milano ma dallo Stato, per rifugiarsi dal cugino Bortolo nel territorio di Bergamo, e di non chiudersi in un luogo d’asilo se non in caso estremo. Dopo aver scelto con cura a chi chiedere la strada, attraversa piazza del Duomo, passa davanti al convento dei cappuccini ed esce da porta Orientale senza che le guardie lo fermino. Nella campagna vaga a lungo, esitando a pronunciare il nome di Bergamo; in un’osteria isolata una vecchia gli indica Gorgonzola, un grosso paese sulla strada verso il confine, e lui ci arriva prima di sera.
Nell’osteria di Gorgonzola chiede con cautela quanto disti l’Adda, che in un tratto segna il confine con lo Stato veneto, ma lo sguardo malizioso dell’oste lo fa tacere. Arriva un mercante di Milano che racconta ai clienti le novità della giornata: la folla ha cercato di tornare alla casa del vicario, difesa dai soldati, ha saccheggiato un forno al Cordusio e si è calmata solo davanti a un crocifisso esposto a una finestra, alla predica dei canonici del Duomo e all’annuncio del nuovo prezzo del pane; molti sono stati arrestati e i capi saranno impiccati. Il mercante attribuisce la sommossa a un complotto dei francesi e aggiunge, come notizia certa, che in un’osteria è stato preso uno dei capi, che aveva proposto di ammazzare tutti i signori e portava un fascio di lettere, e che i suoi compagni l’hanno liberato. Renzo capisce che si parla di lui, trattiene a stento il turbamento, paga ed esce, prendendo la direzione opposta a quella da cui era venuto.
Perché è importante
Il capitolo segue la fuga di Renzo, che per la prima volta deve contare solo su sé stesso. Il giovane impara la prudenza: sceglie con attenzione a chi rivolgersi, inventa risposte, tace di fronte agli sguardi sospettosi, e sente ormai ogni osteria come un pericolo. Il narratore ne descrive le paure e i calcoli con partecipazione e insieme con un sorriso.
Il racconto del mercante mostra come nasce una falsa verità. Le notizie sulla sommossa, passando di bocca in bocca, si deformano: Renzo, che aveva aiutato Ferrer a salvare il vicario, diventa un pericoloso capo della rivolta, legato a un complotto straniero. La scena riprende il tema delle voci già incontrato nei capitoli XI e XII e prepara la notte di fuga del capitolo seguente.
Passi da ricordare
«se posso essere uccel di bosco, […] non voglio diventare uccel di gabbia»: Renzo sceglie la fuga piuttosto che il rifugio in un convento, dove rischierebbe di restare chiuso.
«Tant’è vero che all’uomo impicciato, quasi ogni cosa è un nuovo impiccio!»: il narratore commenta con ironia l’ansia con cui Renzo scruta i passanti prima di chiedere la strada.
«aveva fatto il diavolo; e poi, non contento di questo, s’era messo a predicare»: nel racconto del mercante le azioni di Renzo si trasformano in quelle di un capo della rivolta.
«Milano, quand’io ne sono uscito, pareva un convento di frati»: la paura delle impiccagioni ha riportato la calma in città.