Cosa succede
Sbarcati sull’altra riva, i fuggiaschi salgono su un baroccio e all’alba arrivano a Monza: il narratore spiega che l’anonimo ne tace il nome, ma che lui lo ha ricavato da altre fonti. Dopo una colazione triste, Renzo si separa dalle donne e prosegue verso Milano. Il padre guardiano dei cappuccini, letta la lettera di fra Cristoforo, conduce Agnese e Lucia al monastero di una monaca che tutti chiamano la signora: il barocciaio spiega che viene da una famiglia potentissima e che nel monastero può fare ciò che vuole.
Nel parlatorio, dietro una doppia grata, appare una monaca di circa venticinque anni, bella ma sfiorita, dallo sguardo inquieto, con una ciocca di capelli neri che esce dalla benda contro la regola. La signora interroga Lucia con insistenza sulla persecuzione, zittisce bruscamente Agnese e infine accetta di ospitare le due donne nella stanza lasciata libera dalla figlia della fattoressa. Rimasta sola con Lucia, le fa discorsi così strani che il narratore decide di raccontarne la storia.
La signora si chiama Gertrude ed è l’ultima figlia di un principe milanese che, per non dividere il patrimonio, ha destinato al chiostro tutti i figli cadetti. Fin da bambina riceve bambole vestite da monaca e sente parlare di sé come di una futura badessa. A sei anni entra nel monastero di Monza, dove è trattata con privilegi; ma dalle compagne destinate al matrimonio impara a sognare il mondo. Convinta dalle monache, firma la domanda per essere ammessa, poi se ne pente e scrive al padre, senza ricevere risposta. Tornata a casa per il mese previsto prima dell’esame, è trattata da tutti con freddezza. Quando le viene sequestrato un biglietto legato alla sua simpatia per un paggio, il principe la chiude in camera sotto la sorveglianza della cameriera che l’ha scoperta. Dopo pochi giorni di prigionia, umiliata e sola, Gertrude scrive al padre chiedendo perdono e dichiarandosi pronta a tutto ciò che lui vorrà.
Perché è importante
Con la monaca di Monza entra nel romanzo uno dei suoi personaggi più complessi. Manzoni si ferma a raccontarne l’infanzia per rendere conto, come dice, «dell’insolito e del misterioso che abbiam veduto in lei»: Gertrude è vittima di una violenza familiare esercitata senza mai un ordine esplicito, attraverso allusioni, regali, silenzi e punizioni. La sua storia denuncia l’uso delle famiglie nobili del Seicento di sacrificare i figli cadetti per conservare intatto il patrimonio.
Il narratore segue passo per passo i sentimenti contraddittori della ragazza, tra orgoglio, desiderio, paura e senso di colpa, e mostra come ogni piccola concessione diventi un vincolo. Il racconto, interrotto sulla lettera di perdono, continua nel capitolo X. Il contrasto con Lucia, innocente e timida davanti alla grata, rende inquietante il luogo in cui le due donne hanno trovato rifugio.
Passi da ricordare
«d’una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta»: il ritratto della signora lascia intuire, già dall’aspetto, un tormento interiore.
«a procrear cioè de’ figliuoli, per tormentarsi a tormentarli nella stessa maniera»: il narratore giudica con amarezza la logica del principe, che si ripete di generazione in generazione.
«Nessuno però le disse mai direttamente: tu devi farti monaca»: la vocazione è imposta a Gertrude senza essere mai dichiarata, e per questo è più difficile da respingere.