Fra Cristoforo è un cappuccino del convento di Pescarenico, vicino a Lecco, confessore e protettore di Lucia. Non è sempre stato frate: si chiamava Lodovico ed era figlio di un ricco mercante che si era messo a vivere da signore. Di carattere impetuoso, era diventato una specie di difensore dei deboli contro i prepotenti; un giorno, in una lite con un nobile per chi dovesse cedere il passo lungo un muro, lo uccise dopo che questi aveva ammazzato il suo servitore Cristoforo. Sconvolto dal rimorso, si fece frate prendendo il nome del servo morto e andò a chiedere perdono al fratello dell’ucciso davanti a tutto il parentado; da lui ottenne un pane, il pane del perdono, di cui conserva un pezzo per tutta la vita.
Quando Lucia gli racconta le minacce di don Rodrigo, fra Cristoforo va al palazzotto ad affrontarlo. Respinto e insultato, perde la pazienza e gli annuncia il castigo di Dio con parole rimaste celebri: «Verrà un giorno....». Poi organizza la fuga dei due giovani, mandando le donne a Monza e Renzo a Milano. Proprio per questo don Rodrigo, attraverso il conte zio, ottiene che il frate sia trasferito a Rimini, e fra Cristoforo obbedisce senza protestare, pensando soltanto a ciò che accadrà ai suoi protetti.
Durante la peste lo si ritrova nel lazzeretto di Milano, invecchiato e sfinito, al servizio degli appestati. Lì incontra Renzo, che cerca Lucia e ha ancora in cuore la vendetta, e lo porta davanti a don Rodrigo morente perché impari a perdonare: «Può esser gastigo, può esser misericordia.» Quando Renzo ritrova Lucia, il frate la scioglie dal voto con l’autorità della Chiesa, benedice i due giovani e lascia loro, come ricordo, il resto del pane del perdono; poco dopo muore di peste. Fra Cristoforo rappresenta la Chiesa che si schiera con i deboli: la sua è una santità conquistata vincendo ogni giorno il proprio carattere, e la sua storia mostra che il pentimento può trasformare una vita.