Il Conte d’Albafiorita è l’altro corteggiatore di Mirandolina, rivale del Marchese di Forlipopoli. È napoletano, è ricco, ma il suo titolo è recente. Quando il Marchese glielo rinfaccia, risponde con una battuta che descrive entrambi: «Io ho comprata la contea, quando voi avete venduto il marchesato». Per il Conte ciò che conta è il denaro, e lo dichiara senza giri di parole: «Io non apprezzo quel che vale, ma quello che si può spendere». Spende uno zecchino al giorno, regala a Mirandolina un paio di orecchini e un gioiello di diamanti, dà uno zecchino di mancia a Fabrizio e promette alla locandiera trecento scudi di dote, se si sposerà.
Nel primo atto fa i suoi doni in pubblico, provocando la gelosia del Marchese e il disprezzo del Cavaliere di Ripafratta, secondo cui butta via i soldi. Quando arrivano Ortensia e Dejanira, che si fingono dame, le invita a pranzo nella sua camera e lascia fuori il Marchese. Nel secondo atto viene a sapere che sono due commedianti e si diverte al gioco: confida loro di amare soltanto Mirandolina e propone che provino a far innamorare il Cavaliere, promettendo un regalo; lo scherzo però fallisce. Intanto risponde al vino di Cipro del Marchese mandandogli una bottiglia di vino delle Canarie, e insieme al rivale sorprende il Cavaliere accanto a Mirandolina svenuta. Nel terzo atto, informato dai servitori delle attenzioni che la locandiera riserva al Cavaliere, si sente tradito: vuole lasciare la locanda e rovinarla, fa partire le commedianti e presta il denaro al Marchese perché lo segua. Poi accusa il Cavaliere di avergli rubato il cuore di Mirandolina e lo sfida a duello. Quando lei annuncia di sposare Fabrizio, rinnova l’offerta dei trecento scudi e, invitato ad andarsene, parte assicurandole la sua stima.
Il Conte rappresenta il potere del denaro, capace ormai di comprare anche i titoli nobiliari. È più generoso e meno ridicolo del Marchese, ma altrettanto illuso, perché crede che i regali possano comprare l’affetto. Mirandolina accetta i suoi doni e lo tiene buono per interesse, ammettendo tra sé che, se dovesse scegliere uno dei due pretendenti, sceglierebbe quello che spende di più, ma non si lascia innamorare. Deluso, il Conte ne ricava una morale amara: con le donne, dice, più si fa e meno si ottiene, perché ridono di chi le adora e corrono dietro a chi le disprezza.