Il Marchese di Forlipopoli è uno dei due ospiti che corteggiano Mirandolina. È nato nobile, ma, come racconta il Conte d’Albafiorita, lui e suo padre hanno dissipato il patrimonio e ora ha appena di che vivere. Gli resta soltanto il titolo, a cui si aggrappa ripetendo in ogni occasione «son chi sono». Pretende di essere chiamato Eccellenza, rimprovera il cameriere Fabrizio per un titolo sbagliato e, invece di denaro, offre alla locandiera la sua protezione; il Conte gli rinfaccia che, a detta dei camerieri, spende appena tre paoletti al giorno.
Nel corso della commedia la sua povertà si scontra di continuo con la sua vanità. Nel primo atto chiede un prestito al Cavaliere di Ripafratta e, per intanto, si accontenta del suo ultimo zecchino, dopo avergli bevuto la cioccolata. Regala a Mirandolina un fazzoletto di seta, vantandone la provenienza da Londra, e insiste perché lo mostri a tutti, anche se dice di voler fare i suoi doni in segreto; Mirandolina commenta tra sé: «La superbia contrasta con la povertà». Corteggia le due finte dame, ma il Conte le porta a pranzo nella sua camera e lo lascia fuori. Nel secondo atto offre agli altri poche gocce di un vino di Cipro che giudica prezioso e, quando il Conte gli risponde mandando del vino delle Canarie, minaccia di fare una sciocchezza. Nel terzo atto trova la boccetta d’oro che il Cavaliere ha regalato a Mirandolina, la crede di metallo falso e la dona con leggerezza a Dejanira; scoperto che era d’oro, non sa come pagarla e si fa prestare il denaro dal Conte. Quando il Cavaliere, nella lite, gli sfila la spada, si vede che la lama è spezzata a metà. Alla fine restituisce la boccetta e, pur costretto a lasciare la locanda, continua a offrire la sua protezione.
Il Marchese è la figura più apertamente comica della commedia e rappresenta una nobiltà decaduta che vive di apparenze. Goldoni lo mette a confronto con il Conte, che ha il denaro ma non l’antichità del nome: nessuno dei due conquista Mirandolina, ma il Marchese esce peggio, perché non ha nulla da offrire se non parole. La sua spada rotta è quasi un simbolo di questo rango svuotato, che pretende rispetto senza potersi più permettere il proprio ruolo.