Libri di dominio pubblico

Le avventure di Pinocchio

la Volpe e il Gatto

Coppia di imbroglioni

La Volpe e il Gatto sono una coppia di imbroglioni che Pinocchio incontra sulla strada di casa, con in tasca le cinque monete d’oro che Mangiafoco gli ha dato per Geppetto. La Volpe si finge zoppa e il Gatto cieco, e il narratore li presenta con ironia come «buoni compagni di sventura» che si sostengono a vicenda. Si dividono i compiti: la Volpe parla, lusinga e inventa; il Gatto le fa eco, ripetendo le ultime parole di ogni sua frase. Quando sentono il suono delle monete, però, la zampa rattrappita si allunga e gli occhi ciechi si spalancano per un attimo, senza che il burattino se ne accorga.

Il loro inganno si svolge in più tempi. Prima convincono Pinocchio che nel paese dei Barbagianni c’è un Campo dei miracoli, dove una moneta sotterrata diventa in una notte un albero carico di zecchini, e assicurano di non agire per interesse: «noi lavoriamo per arricchire gli altri». All’osteria del Gambero Rosso ordinano cene abbondantissime e ripartono di nascosto, lasciando al burattino il conto da pagare; poco dopo, nel buio, due assassini travestiti con sacchi da carbone lo inseguono per rubargli le monete e lo impiccano alla Quercia grande. Il narratore non dice apertamente chi siano, ma lascia gli indizi: Pinocchio morde a uno di loro la mano e sputa uno zampetto di gatto, e più tardi si accorge che al Gatto manca proprio una zampa. Ritrovato il burattino, i due lo accompagnano davvero al Campo dei miracoli e, mentre lui aspetta in città che l’albero cresca, dissotterrano le monete e scappano.

Li ritroviamo solo nell’ultimo capitolo, seduti sul ciglio della strada a chiedere l’elemosina: il Gatto, a forza di fingersi cieco, è diventato cieco davvero, e la Volpe, invecchiata e malridotta, ha dovuto vendere perfino la coda a un merciaio ambulante. Pinocchio, ormai cambiato, non si lascia più commuovere e li saluta con alcuni proverbi sul denaro rubato, che non porta mai frutto. La coppia rappresenta l’inganno di chi promette guadagni senza fatica e sfrutta insieme l’ingenuità e l’avidità degli altri; la loro fine misera chiude la vicenda con una punizione che nasce dalle loro stesse colpe.

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