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Riassunto

Riassunto: Capitolo III

Cosa succede

Lucia racconta a Renzo e ad Agnese che, pochi giorni prima, tornando dalla filanda, don Rodrigo l’aveva fermata con discorsi poco onesti, mentre un altro signore rideva e lui diceva: scommettiamo. Si era confidata solo con padre Cristoforo, in confessione, e su suo consiglio aveva chiesto a Renzo di anticipare le nozze. Renzo minaccia di uccidere don Rodrigo, ma Lucia lo ferma e propone di fuggire lontano; Renzo obietta che, non essendo sposati, il curato non darebbe loro il certificato di stato libero.

Agnese consiglia allora a Renzo di rivolgersi a Lecco al dottor Azzecca-garbugli, un avvocato, portandogli in dono quattro capponi. Durante il viaggio Renzo, agitato, scuote le povere bestie legate per le zampe, che si beccano tra loro. Il dottore, nel suo studio ingombro di carte, crede che Renzo sia un bravo che ha minacciato un curato: gli legge una grida del 1627 che punisce proprio quel delitto e si offre di aiutarlo, purché gli dica tutta la verità e sia disposto a spendere. Quando Renzo chiarisce di essere la vittima e fa il nome di don Rodrigo, il dottore lo caccia via e gli fa restituire i capponi.

Intanto alla casa delle donne arriva fra Galdino, frate cercatore dei cappuccini, per la raccolta delle noci; racconta il miracolo delle noci di padre Macario. Lucia gli dà una grande quantità di noci e gli chiede di avvertire padre Cristoforo che venga subito. Il narratore spiega che i cappuccini erano allora oggetto di grande rispetto e insieme di disprezzo. Ad Agnese, che la rimprovera per la generosità, Lucia spiega di aver voluto che il frate tornasse presto al convento, senza dimenticare il messaggio. Renzo rientra deluso e arrabbiato; le donne gli raccomandano pazienza e fiducia in padre Cristoforo, e lui se ne va ripetendo che al mondo c’è giustizia.

Perché è importante

Il capitolo mostra ancora una volta come funziona la giustizia del Seicento. Le gride del primo capitolo tornano nelle mani di un avvocato che se ne serve non per difendere i deboli, ma per trovare scappatoie a chi ha protezioni; appena sente il nome di un potente, rifiuta di occuparsene. La scena è comica, ma il giudizio è severo: la legge scritta esiste, e proprio per questo chi sa manovrarla può piegarla a proprio vantaggio. L’ingenuità di Renzo, che crede ancora nella giustizia, è commentata con amara ironia nell’ultima riga.

Accanto alla giustizia degli uomini si delinea un’altra via, quella della fede di Lucia e dell’aiuto di padre Cristoforo, che il racconto di fra Galdino e la riflessione sui cappuccini preparano. Il capitolo si chiude infatti in attesa del frate, la cui storia occupa il capitolo IV.

Passi da ricordare

«Il Signore c’è anche per i poveri; e come volete che ci aiuti, se facciam del male?»: Lucia oppone alla rabbia di Renzo una fede che rifiuta la vendetta.

«s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura»: i capponi diventano un’immagine ironica di chi, nella disgrazia, se la prende con i propri simili.

«a saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo, e nessuno è innocente»: l’Azzecca-garbugli rivela senza pudore come la legge possa essere piegata da chi la conosce.

«a questo mondo c’è giustizia, finalmente!»: le parole con cui Renzo esce di scena, che il narratore chiama «strane», mostrano la sua fiducia ancora ingenua.